Il direttore generale dell’Istituto Fanfani ha analizzato la situazione della sanità pubblica e privata a Firenze e dintorni

Francesco Epifani, direttore generale dell'Istituto Fanfani, è intervenuto ai microfoni di Firenze e dintorni per parlare della situazione della sanità italiana e Toscana; “Sicuramente la situazione non è semplice, e lo dico con estrema razionalità. Come si dice avanti Cristo e dopo Cristo, c'è un pre-Covid e un post-Covid. Il Covid ha cambiato la nostra percezione del sistema salute in generale, ma soprattutto ha cambiato molto dei sistemi sanitari regionali che sono stati costretti a misure eccezionali, urgenti, orientate alla salute e alla sicurezza dei cittadini, ma che hanno piegato le casse in maniera piuttosto significativa. Il post-Covid è tutta una fase ancora di recupero. Perché gli aiuti da parte del governo centrale non sono sufficienti per sostenere il carico che c'è stato fino ad oggi. E analogamente le misure che fino ad oggi erano state prese per la riduzione delle liste d’attesa o per il miglioramento dei servizi sanitari erano stati immaginati in un mondo in cui il Covid non era ancora arrivato nelle nostre vite e quindi ad oggi sono insufficienti”.

LA COMMISTIONE PUBBLICO-PRIVATO. “Anche qui la questione è complessa. Nel senso che nel momento in cui ci sono poche risorse, poche risorse vengono dall'esterno e dai privati. Una fetta esiste ancora e si chiama modello competitivo, che ha da un certo punto di vista migliorato veramente tanto il rapporto tra il privato cittadino e il servizio intermediato dal privato al vantaggio dell’ASL. Nel senso che il privato cittadino può scegliere liberamente, in rapporto a specifici criteri, in quale struttura andare. Non c’è una preassegnazione di budget che nei fatti indirizzava il cittadino verso una struttura piuttosto che un'altra. Ad oggi però non ci sono risorse sufficienti per risolvere il problema delle liste di attesa. Un altro aspetto da considerare è il subentro di una nuova realtà, che è quella del paziente assicurato. Sempre più gente si rivolge ai nostri centri con la polizza assicurativa, che può venire da un mutuo o dal posto di lavoro. E attraverso quella esegue prestazioni”.

ASSICURAZIONE SANITARIA. “Sempre più spesso il cittadino usa questa questo supporto, e lo fa in maniera assolutamente trasversale. Non solo per prestazioni di emergenza o di assoluta necessità, ma anche per la prevenzione. E questo è un bene in generale per la salute globale”.

MODELLO AMERICANO. “Si sta andando verso un modello sempre più americano? C’è da prenderne atto. Io sono sempre convinto del fatto che una partnership pubblico-privato possa essere la risposta più adeguata al bisogno di salute dei nostri territori, senza nessun’altra intermediazione e portando il pubblico ad essere il vero deus ex machina della situazione. Con il cittadino che poi è libero di poter valutare le strutture private, e di farlo in base alla strumentazione messa a disposizione, di setting assicurati, di personale adeguato…”.

REGIONE TOSCANA. “I centri di accoglienza per snellire le code ai pronto soccorso? Il ricorso al pronto soccorso, specialmente nelle città in cui ci sono dei grandi ospedali, è dovuto a un progressivo allontanamento da parte del cittadino del ricorso al medico di famiglia. Io vengo dal piccolo paesino della provincia di Lecce in cui il medico di famiglia era sostanzialmente una delle leve fondamentali dell'equilibrio del paese. Uno si rivolgeva al medico di famiglia per i bisogni  più comuni e poi negli ospedali si andava solo per le grandi necessità. Nelle grandi città invece spesso succede che il ricorso al pronto soccorso non sia razionale. Quindi sicuramente creare dei filtri può aiutare, ma bisogna ridare la giusta importanza al medico di medicina generale”.

FANFANI. “Festeggiamo 70 anni di attività proprio in questi mesi. A onorare questo risultato c'è ancora una volta uno sviluppo in termini di innovazione e in termini di nuove prestazioni, Abbiamo rinnovato il laboratorio e abbiamo aperto la sezione di anatomia patologica, con i nomi più importanti dell’anatomia patologica territoriale, il professor Taddei, il dottor Urso e il dottor Tinacci. Che con altri patologi ci aiutano a tenere alto il settore che fu alla base della nascita della struttura. Perché ricordiamo che il professor Fanfani nasce come anatomo patologo e poi ha costruito una un progetto rivoluzionario per il territorio”.

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