Introduzione di David Guetta
Lo conosco da tanto, tantissimo tempo e spesso lo prendevo in giro, chiedendogli cosa ci facesse uno come lui nell’arena politica, che spesso assomiglia ad un pollaio.
Troppo perbene per i giochi di partito, geneticamente contrario all’occupazione di poltrone e con un lavoro che gli permetteva di poter fare a meno di ogni indennità, che fosse regionale o statale.
Poi, nel 2022, diventa senatore, dopo una vera vita da mediano e allora gli ho chiesto come ha attraversato questi ultimi cinquant’anni, da ragazzo, uomo e ora nello scranno di Palazzo Madama.
Pensare con la mia testa
Di Paolo Marcheschi
Alla politica ci sono arrivato tardi e in maniera inaspettata. La rigettavo.
Era una cosa molto lontana da me, non mi apparteneva. Guardavo la televisione e mi sembravano tutti felpati, noiosi, molto poco interessanti. Erano soprattutto lontani da noi ragazzi e non era certo perché le immagini uscivano in bianco e nero.
Intanto però nelle scuole e nelle piazze ci si picchiava per la politica, a volte purtroppo si moriva.
La battaglia era feroce e quella sì a colori: il rosso o il nero. Il resto non esisteva e chi cercava di non essere tirato per la giacchetta era etichettato come qualunquista.
E io ero decisamente uno di quelli, ne Eskimo ne Belstaff nera.
Non mi andava di essere costretto a non entrare a scuola da i ragazzi della quinta, quelli con Lotta Continua in tasca.
Una violenza non fisica, ma quotidiana che ti induceva a partecipare a qualche Assemblea pur di non finire nella lista dei fascisti.
Ammiravo chi ci credeva davvero, ma detestavo chi, la maggioranza dei ragazzi, parlava per slogan senza avere alcuna soluzione ai problemi che combattevano.
A loro bastava protestare, essere contro, trovare un nemico da combattere in ogni mezzo. Erano anni brutti, dove per troppi, la violenza era una soluzione e l’eroina una fuga.
Per me era una forte motivazione per starne alla larga. Non sapevo cosa fare nella vita, ma sicuramente escludevo di fare politica.
Avevo il pallone, gli allenamenti, il Ciao, il mangianastri con la cassettina, le ragazzine, i lenti, le compagnie, l’altra faccia di Firenze, quella che aveva voglia di leggerezza e di un futuro normale.
Un domani senza rivoluzioni, fatto di sudore e lavoro, ma anche di sorrisi e soprattutto libero pensiero.
Tutte passioni vissute con la grande determinazione dell’adolescente.
A 15 anni trascinai insieme ad un amico le nostre mamme al Ministero delle Comunicazioni per capire come si poteva aprire una radio libera. A Firenze ce ne erano solo quattro. Molti non avevano neanche la radio in Fm, c’era il transistor che serviva per ascoltare in AM il mitico Tutto il Calcio minuto per minuto o la Hit Parade di Lelio Luttazzi.
Per la gioia delle mamme ci sconsigliarono. Ci rassegnammo e non me la sono mai perdonata.
Per fortuna quella stagione di politica e sangue, fu spazzata via in pochi anni, sia dalla degenerazione della folle e sanguinaria Lotta armata contro lo Stato (Br, Prima linea ecc) che dal ‘Riflusso’ ovvero dal disimpegno ormai dilagante nei ragazzi di tutto il mondo, che vedevano sconfitte le loro idealistiche battaglie politiche.
Giorgio Galli nel 78 su Repubblica descrisse così il cambio sociale epocale: "Può sembrare irriverente il chiedersi se per il nostro sistema politico il 1978 sia stato l’anno di Aldo Moro o di John Travolta".
Quindi gli anni 80 per me sono stati di tanti impegni e responsabilità, Università, una società di organizzazione di feste e poi eventi, poi la gestione dell’Agenzia di Assicurazioni e sempre il calcio e la musica ovviamente.
Poi le serate come dj e la gestione di un Club, dove si faceva giochi da tavolo prima di finire la serata in qualche discoteca o a far di meglio.
Quella fu la svolta.
L’incontro ruvido con la Pubblica Amministrazione, la burocrazia inutile, incomprensibile, la totale insensibilità di chi dovrebbe favorire le imprese private e invece le vessa. Organizzo un comitato per risolvere i problemi dei commercianti.
Arrivò tangentopoli e crollò tutto il sistema politico della Prima Repubblica.
Arriva Berlusconi che cerca gente nuova, pulita, dinamica, appassionata che vuole liberare il Paese da tasse, lacci e laccioli.
Mi cercano per reclutarmi, dico di no. Che c’entro io con la politica? Però mi intriga il progetto e do una mano creando un club di Forza Italia, con un bel po' di amici.
Berlusconi ci ha travolto e appassionato, mi decido ad entrare e a costruire il partito anche a Firenze. Divento un militante, poi dirigente (non retribuito si intende), poi eletto.
E ancora le campagne elettorali, i congressi, battaglie epiche contro avversari esterni ma soprattutto interni. Vinte, perse, tutte sudate, tutte utili.
Quando si dissolve il Popolo della Libertà, scelgo di seguire Guido Crosetto e Giorgia Meloni nel nuovo progetto di Fratelli d’Italia.
Era follia.
Come quella di fare una radio Libera a 15 anni, ma stavolta ho fatto di testa mia.
E credo di aver fatto bene.
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