Un tradizionale check-up annuale dopo le fatiche mondiali, prima di riprendere la stagione con la Savino Del Bene. Questa mattina, Ekaterina Antropova, la campionessa di pallavolo russa naturalizzata italiana e fresca medaglia d’oro ai Mondiali con l’Italvolley femminile allenata da Velasco, si è presentata presso l’Istituto Fanfani del Gruppo Lifenet Healthcare di Firenze per un controllo medico generale prima di rimettersi a lavoro dopo i fasti del Mondiale. Arrivata presso la clinica fiorentina (la visita della pallavolista coincide, tra l’altro, con il rinnovo della partnership tra Savino Del Bene Volley e Istituto Fanfani), è stata accolta con un mazzo di fiori dal direttore generale Francesco Epifani, a testimonianza dell’affetto e della stima nei suoi confronti. E dopo essersi messa a disposizione per foto di rito e interviste, ha firmato il libro degli ospiti. Lei, che è salita sul tetto del Mondo. Lei, che ha portato in alto il nome della pallavolo italiana da cittadina di Firenze. Lei, che oggi più che mai è un simbolo indiscusso dello sport italiano nel Mondo.
Ekaterina, dopo qualche giorno e averci dormito su, ci racconta l’emozione di aver vinto l’oro mondiale con l’Italvolley femminile?
“Più o meno è la stessa emozione provata il giorno in cui abbiamo vinto l’oro mondiale e nei giorni seguenti. Forse, dopo qualche giorno, riesci a guardare meglio la medaglia, ma le emozioni che provi nel momento della vittoria rimangono molto presenti, molto accesi. Abbiamo avuto anche il piacere di rivedere tutte le foto della serata del successo ed è stato molto bello. Poi, parlando con tanta gente, ho ricevuto molto affetto da parte di tante persone di ogni zona di Firenze e questo è davvero appagante. Sono certa che gran parte dell’Italia ha seguito le nostre partite e questo è motivo di orgoglio. È un piacere condividere queste grandi emozioni”.
Le ho fatto questa domanda, perché tra i viaggi e le mancate ore di sonno, non avevate realizzato bene quello che avevate fatto. E invece, tornate in Italia, come avete festeggiato? O come ha festeggiato?
“Beh, ognuna a modo suo, perché non appena atterrate in Italia, siamo tornate tutte a casa. Era da un bel po’ di tempo che eravamo in giro e ci mancava anche una semplice pasta al pomodoro, tanto che era diventata il sogno a occhi aperti… Personalmente, poi, di ritorno dalla Thailandia, ho passato molto tempo con la mia famiglia. E poi qua, adesso, c’è la mia migliore amica, alla quale sto facendo fare il giro della mia Firenze. Mi sto divertendo e rilassando così”.
Un anno fa l’oro olimpico, quest’anno l’oro mondiale. Ecco, ma eravate già consapevoli di essere così forti, oppure avete avuto la consapevolezza di poter vincere il Mondiale col tempo, partita dopo partita. E semmai, quando?
“Come dico sempre, fino all’ultimo pallone e all’ultimo fischio dell’arbitro, non bisogna mai pensare di avercela fatta e di poter vincere qualcosa, perché quando diventi consapevole perdi un po’ la magia o, in generale, perdi un po’ di scioltezza nel gioco. Spesso c’è anche il timore di fare l’ultimo punto. Di vincere. Quindi sì, sapevamo di essere forti, di essere una squadra ben fatta, e conoscevamo i nostri mezzi – come dice il mio Mental Coach, il “dato di realtà” – però fino all’ultimo abbiamo affrontato ogni partita a testa bassa, perché bisogna dimostrarlo in campo di essere più forti dell’avversario”.
Ripercorrendo la strada del Mondiale, quale pensa sia stato l’avversario più difficile da affrontare?
“L’avversario più ostico è stato il Brasile, perché è una squadra che non molla mai e ha tantissime giocatrici di qualità. E pensare che quest’anno gli è mancata Ana Cristina… Sarei stata curiosa di vedere all’opera il Brasile con lei in campo”.
Qual è la fotografia che si porta dietro del Mondiale vinto?
“Non so se esiste come foto… ma per me, il fermo immagine del Mondiale è l’esultanza dopo ogni punto. L’esultanza delle ragazze in campo, quella delle ragazze in panchina, quella dello staff. Un’esultanza all’unisono che dimostra che noi siamo una squadra e che ci siamo l’una per l’altra. E questa è stata la chiave della nostra vittoria mondiale”.
Quanto è importante avere un allenatore come Velasco?
“Tantissimo. Parlo sempre di gioco di squadra e nella squadra è compreso anche lo staff. Lui, poi, ci ha sempre trasmesso tanti valori e tanta esperienza”.
Archiviata la vittoria mondiale, ora testa a una nuova stagione con la Savino Del Bene. Quali sono i prossimi obiettivi?
“Oggi è il primo giorno di scuola per gran parte dei ragazzi italiani, ma è anche il primo giorno di scuola per me, visto che sono tornata nella mia squadra di club. Sono contentissima di rivedere tutti, davvero! L’obiettivo? Sempre quello di crescere, di riuscire a dare il massimo e portare sempre più in alto la Savino Del Bene. Ci siamo affermate un po’ di più l’anno scorso, anche in ottica Champions, e vediamo quello che succederà quest’anno. Sicuramente sarà un altro campionato difficile, ma non aspettiamo altro”.
Ekaterina, dopo qualche giorno e averci dormito su, ci racconta l’emozione di aver vinto l’oro mondiale con l’Italvolley femminile?
“Più o meno è la stessa emozione provata il giorno in cui abbiamo vinto l’oro mondiale e nei giorni seguenti. Forse, dopo qualche giorno, riesci a guardare meglio la medaglia, ma le emozioni che provi nel momento della vittoria rimangono molto presenti, molto accesi. Abbiamo avuto anche il piacere di rivedere tutte le foto della serata del successo ed è stato molto bello. Poi, parlando con tanta gente, ho ricevuto molto affetto da parte di tante persone di ogni zona di Firenze e questo è davvero appagante. Sono certa che gran parte dell’Italia ha seguito le nostre partite e questo è motivo di orgoglio. È un piacere condividere queste grandi emozioni”.
Le ho fatto questa domanda, perché tra i viaggi e le mancate ore di sonno, non avevate realizzato bene quello che avevate fatto. E invece, tornate in Italia, come avete festeggiato? O come ha festeggiato?
“Beh, ognuna a modo suo, perché non appena atterrate in Italia, siamo tornate tutte a casa. Era da un bel po’ di tempo che eravamo in giro e ci mancava anche una semplice pasta al pomodoro, tanto che era diventata il sogno a occhi aperti… Personalmente, poi, di ritorno dalla Thailandia, ho passato molto tempo con la mia famiglia. E poi qua, adesso, c’è la mia migliore amica, alla quale sto facendo fare il giro della mia Firenze. Mi sto divertendo e rilassando così”.
Un anno fa l’oro olimpico, quest’anno l’oro mondiale. Ecco, ma eravate già consapevoli di essere così forti, oppure avete avuto la consapevolezza di poter vincere il Mondiale col tempo, partita dopo partita. E semmai, quando?
“Come dico sempre, fino all’ultimo pallone e all’ultimo fischio dell’arbitro, non bisogna mai pensare di avercela fatta e di poter vincere qualcosa, perché quando diventi consapevole perdi un po’ la magia o, in generale, perdi un po’ di scioltezza nel gioco. Spesso c’è anche il timore di fare l’ultimo punto. Di vincere. Quindi sì, sapevamo di essere forti, di essere una squadra ben fatta, e conoscevamo i nostri mezzi – come dice il mio Mental Coach, il “dato di realtà” – però fino all’ultimo abbiamo affrontato ogni partita a testa bassa, perché bisogna dimostrarlo in campo di essere più forti dell’avversario”.
Ripercorrendo la strada del Mondiale, quale pensa sia stato l’avversario più difficile da affrontare?
“L’avversario più ostico è stato il Brasile, perché è una squadra che non molla mai e ha tantissime giocatrici di qualità. E pensare che quest’anno gli è mancata Ana Cristina… Sarei stata curiosa di vedere all’opera il Brasile con lei in campo”.
Qual è la fotografia che si porta dietro del Mondiale vinto?
“Non so se esiste come foto… ma per me, il fermo immagine del Mondiale è l’esultanza dopo ogni punto. L’esultanza delle ragazze in campo, quella delle ragazze in panchina, quella dello staff. Un’esultanza all’unisono che dimostra che noi siamo una squadra e che ci siamo l’una per l’altra. E questa è stata la chiave della nostra vittoria mondiale”.
Quanto è importante avere un allenatore come Velasco?
“Tantissimo. Parlo sempre di gioco di squadra e nella squadra è compreso anche lo staff. Lui, poi, ci ha sempre trasmesso tanti valori e tanta esperienza”.
Archiviata la vittoria mondiale, ora testa a una nuova stagione con la Savino Del Bene. Quali sono i prossimi obiettivi?
“Oggi è il primo giorno di scuola per gran parte dei ragazzi italiani, ma è anche il primo giorno di scuola per me, visto che sono tornata nella mia squadra di club. Sono contentissima di rivedere tutti, davvero! L’obiettivo? Sempre quello di crescere, di riuscire a dare il massimo e portare sempre più in alto la Savino Del Bene. Ci siamo affermate un po’ di più l’anno scorso, anche in ottica Champions, e vediamo quello che succederà quest’anno. Sicuramente sarà un altro campionato difficile, ma non aspettiamo altro”.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies















