Il 2026 sarà l'anno del Referendum sulla riforma. In Toscana la Magistratura ha un fuoriclasse da "spendere" e un tema serio col quale dimostrare quali siano i problemi veri da affrontare

Sarà una specie di Armageddon. Lo scontro finale, e a prescindere da come andrà a finire disgraziatamente dannoso, tra due dei tre (fin quando sarà ancora possibile tenerli distinti tra loro...) poteri fondamentali dello Stato. Il riferimento, va da sé, è al prossimo referendum sulla “riforma” della Giustizia. Una bandiera che il Governo sventola con orgoglio e che vuol piantare nella schiena della magistratura per affermare (una volta per tutte) chi sia a comandare. Se ne parlerà (poco) e discuterà (parecchio) senza che, salvo rarissime eccezioni, si entri veramente nel merito cercando di spiegare ai cittadini quale sia l'oggetto in questione e cosa potrebbe comportare, la suddetta riforma. Oggi però, non è strettamente di questo che voglio parlare.

Il tema però, offre lo spunto per un paio di riflessioni. La prima: c'è un uomo, in Toscana, che sta facendo il miglior spot possibile per una categoria (la magistratura appunto) che ha/avrebbe tanto bisogno di una profonda e seria operazione di auto marketing. E sia chiaro. Parliamo di marketing con accezione assolutamente positiva, nel senso di una campagna che (per il referendum, ma non solo) miri a restituire dignità e giusta considerazione ad una categoria che nel giro di 30 anni o poco più è passata dall'essere esaltata, adorata e investita dal popolo del ruolo di purificatrice di una politica marcia, corrotta e malata (parliamo di Tangentopoli off course...) al “godere” di una fama che definire cattiva è come minimo un eufemismo.

Ebbene, quell'uomo si chiama Luca Tescaroli e, da Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Prato, sta dimostrando quanta e quale possa essere la qualità e l'importanza di un magistrato. Penso al lavoro profondo e straordinario che sta portando avanti sulla mafia cinese e su quella che lui stesso ha definito “una guerra tra bande che ricorda quella che portò all'ascesa dei Corleonesi in Sicilia”. Mafia e malavita che hanno mille ramificazioni, e che si intrecciano con altre questioni fondamentali come il tessile, e quindi la crisi della moda, lo sfruttamento dei lavoratori e potremmo andare avanti. Temi che toccano nel vivo le persone, e che Tescaroli pian piano (convincendo per esempio i diretti interessati a pentirsi e a collaborare) sta magari cercando di risolvere. Senza far troppo rumore, parlando poco (quando serve) e lasciando che siano i fatti a farlo al posto suo.

L'altro aspetto, del quale ogni tanto ci occupiamo riscontrando sempre il vuoto pneumatico di operazioni (serie) che lo affrontino, è quello di Sollicciano e, nel complesso, della situazioni delle carceri in Toscana e in Italia. Una vergogna locale e nazionale che, per citare Voltaire, offre un quadro ben preciso di quale sia lo stato della civiltà in Italia. Ecco. Andando verso un anno nel quale ci si azzufferà con violenza e senza alcun rispetto che temi del genere meriterebbero, perché da Firenze e dalla Toscana non lanciare una seria campagna su questo argomento? Perché, un po' come è successo sul fine vita o su altri temi (vedi salario minimo negli appalti pubblici), non si prova a muoversi in concreto fregandosene (e anzi mandando segnali concreti) se da Roma fanno finta di non sentire le richieste di aiuto? Muoviamoci noi, per primi, e poi si vedrà. Perché è vero, le carceri non portano voti, ma affrontare (non dico risolvere perché ne capisco l'enormità) con concretezza e determinazione questo problema, farne una priorità, varrebbe un posto nella storia.  

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