La rubrica di Rocío Rodríguez Reina

Nasciamo, abbiamo paura e poi moriamo. Potrei chiudere l’articolo qua, ma proverò a spiegarmi. Passiamo la nostra vita avendo paura di tutto. Da piccoli del buio, di rimanere da soli, dell’amico bullo, di un Babbo Natale cattivo che non ci porterà quello che gli abbiamo chiesto.
Cresciamo un po’, e le paure che ci sembravano banali si trasformano in cose più serie. Paura di essere bocciati, di arrivare a casa in ritardo e beccare una punizione, paura di un no del ragazzo o ragazza che ci piace, paura dei maestri, paura di sbagliare sia a scuola che nello sport che più ci piace.
Col passare degli anni, alcune di queste paure rimangono e se ne aggiungono altre, sempre più pesanti e influenti nella nostra vita e nelle nostre decisioni.
Paura di non avere o perdere il lavoro, di non arrivare a fine mese, di non poter comprare casa o aiutare i nostri genitori anziani nei momenti di difficoltà.
Se sei una donna, avrai o dovrai aver paura di camminare da sola per strada, di dire cose o affrontare argomenti che non vengono ritenuti consoni a una donna per bene. Avrai paura di dire no, di sembrare antipatica oppure troppo aperta. Avrai paura del giudizio degli altri. Paura anche di perdere il tuo lavoro perché sei rimasta incinta, oppure paura di essere rimasta incinta e diventare mamma.
Ed eccoci qua, il momento più brutto in questo senso. Le paure dei genitori. Potrei elencare una lista quasi infinita di tutte quelle cose che ci fanno soffrire quando siamo genitori: la salute, le droghe, se vanno in motorino, se frequentano gli amici giusti, paura di non crescerli con i valori giusti, paura di non renderli felici.
Ma dalle cose più generali, possiamo andare più nel concreto e guardarci attorno nella città dove viviamo. Inutile dire che siamo in una città bellissima, che ci dà tanto ma ultimamente ci dà anche tanta insicurezza.
Ho paura di andare a correre alle Cascine da sola, di lasciare la bicicletta parcheggiata e legata e non trovarla più, di essere derubata mentre cammino in centro. Ho paura di andare alla stazione se è buio e di arrivare in ritardo al lavoro perché hanno chiuso le strade. Ho paura delle baby gang e di certi ragazzi che, quando gli passo accanto, mi guardano e mi prendono in giro.
Ho paura che la città perda la sua essenza, la sua purezza e le sue tradizioni, che non sia più la città che ho conosciuto dodici anni fa.
Ho paura dell’inflazione, di andare a fare la spessa e spendere una cifra che nemmeno in via Tornabuoni.
Insomma, troppe paure. Si può vivere così? Diciamo che ci abituiamo.


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