Il TAR della Toscana dà il via libera per la realizzazione dell’impianto fotovoltaico, il Comune continua a opporsi. Perché il domani, aldilà delle parole, non conta…

Si fa presto a dire “energie rinnovabili”. Belle parole, stupendi ideali, meravigliose visioni. Ecco. Visioni. E poco più. Benvenuti nell’Italia (e nella Toscana) del “mi piacerebbe ma non voglio”, del “tutto bellissimo finché non mi disturba” o, per farla molto più cruda e semplice, del “chissene frega del bene comune”. Lo scrivo con rammarico, e prendendo spunto da quella che ritengo (personalmente) una buona. Mi riferisco a quanto sta succedendo nel Comune di Manciano (bassa Maremma), dove dovrebbe (condizionale d’obbligo) nascere uno dei tanti impianti fotovoltaici immaginati e/o progettati per arrivare all’autonomia energetica della Regione sognato da Eugenio Giani. 

Un impianto che il Comune però (e come lui tanti, quasi tutti gli altri interessati a progetti del genere) non vuole, tanto da aver presentato ricorso al TAR. E così veniamo alla buona notizia. Il tribunale amministrativo dell Toscana ha infatti bocciato tale ricorso dando quindi il (teorico) via libera alla realizzazione. Dico teorico, perché il Sindaco di Manciano ha già fatto sapere di non volersi arrendere e perché, comunque, le lungaggini burocratiche in questo Paese rendono titanica qualsiasi impresa che miri al rinnovamento. 

Comitati, comitatini, sovrintendenze. Infiniti sono i nemici di qualsivoglia tentativo di lasciarsi alle spalle il passato e di proiettarsi, sul serio, nel domani. Un peccato, ed un errore. Lo è soprattutto per quelle forze (Pd, ma soprattutto AVS) che si dichiarano progressiste ma che troppo spesso (in particolari i nostrani “Verdi”) non hanno il coraggio di dire “sì” e si rifugiano in ideologici e incomprensibili “no”. Eppure, ragionando in termini utilitaristici, siamo convinti che questo atteggiamento non paghi. C’è un’intera generazione di giovani sensibile come nessun’altra in passato verso certi temi e che non aspetta altro che politiche serie, ma propositive, di questo genere. Pensare invece di raccogliere consenso a forza di “no” non è che l’ennesima dimostrazione di quanto questa classe politica sia incapace di pensare al futuro. Conta l’oggi, il consenso immediato ma futile, e pazienza se nel frattempo si compromette l’esistenza di chi verrà dopo di noi. 

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