Egisto Pandolfini

È il primo giocatore della Fiorentina ad aver segnato una rete ai mondiali. Ma Egisto Pandolfini è l'unico calciatore viola ad aver segnato ai mondiali nel giorno del suo esordio in azzurro avvenuto il 2 luglio 1950 a San Paolo in Brasile nel match con il Paraguay vinto dall'Italia 2-0. 

Debutta in maglia viola nel campionato regionale toscano 1944/45 vinto dalla Fiorentina che batte nella finale di Santa Croce sull'Arno del 29 luglio 1945 la Pro Livorno 3-1. Quel giorno Egisto realizza una doppietta, la prima  con la casacca gigliata. 

Con la Fiorentina gioca sei stagioni, dal 1944/45 al 1945/46 e poi dal 1948/49 al 1951/52, disputando 156 partite e realizzando 45 reti.

Dopo aver giocato 6 gare nel campionato centro-sud 1945/46, Pandolfini nel 1946/47 viene mandato in prestito all'Empoli in serie B dove segna 12 reti e l'anno dopo (1947/48) viene ceduto alla Spal in serie B per circa due milioni di vecchie lire. Realizza 20 gol e vince la classifica dei cannonieri del girone B. La Fiorentina lo riacquista nell'estate del 1948 per diciassette milioni di lire, una cifra elevata per l'epoca. E inoltre deve disputare un'amichevole a Ferrara con incasso a favore della Spal. In quell'estate del 1948 Egisto viene convocato per le Olimpiadi di Londra anche se poi non gioca nemmeno una partita. 
Nelle quattro stagioni in serie A a Firenze diventa un giocatore fondamentale del centrocampo viola. Gioca 142 partite, saltandone solo 10, e segna 35 gol. Nel 1949/50 disputa tutti e 38 gli incontri, realizzando 13 reti (suo record alla Fiorentina) e meritandosi la convocazione ai mondiali. 

Pandolfini è un centrocampista, bravo in fase offensiva. È una sorta di trequartista. All'inizio della carriera gioca anche come attaccante. Ma poi arretra la posizione. Quando viene impiegato come mezzala sa quale è il momento giusto per gli inserimenti. Corre tanto ma sempre a proposito. Capisce quale zona del campo deve occupare. E poi è uno specialista nei calci di rigore e nei calci di punizione. 

La sua cessione alla Roma per circa sessanta milioni di vecchie lire per problemi economici nell'estate del 1952 voluta dal presidente Befani e annunciata durante l'assemblea dei soci nella sede di via dei Saponai scatena la rabbia di chi è contrario. Dalle parole si passa ai fatti e la gente si lancia le sedie addosso. L'episodio viene ricordato come la battaglia delle seggiole. Anche Egisto è dispiaciuto per dover lasciare la sua Fiorentina. Ma all'epoca i trasferimenti non si possono rifiutare. 

Ho il privilegio di conoscerlo. È una persona splendida con una competenza calcistica elevatissima. Conosce tutto di tutti i giocatori. Eppure è modesto come pochi, nonostante una carriera prima da calciatore gigliato e di altre grandi squadre (Roma e Inter) e poi da dirigente viola di altissimo livello. Di lui poi mi colpisce il grande amore per la Fiorentina, un amore incondizionato. Non fa mai una polemica ed è sempre a cercare il buon per la pace. 

Muore a novantadue anni il 29 gennaio 2019 a Lastra a Signa dove era nato il 17 febbraio 1926. Ironia della sorte. Ci lascia il giorno prima della sfida dei quarti di finale di Coppa Italia al Franchi tra la Fiorentina (della quale era tifoso) e la Roma, le due squadre nelle quali ha avuto il rendimento più alto della sua carriera. E i viola quel giorno onorano la memoria di Egisto, battendo i giallorossi 7-1. 

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