Eccoci, amici, a un’altra leggenda di fantasmi. Storie che, nei tempi passati, circolavano un po’ per tutta Firenze e che, alla fine, sono quelle che appassionano di più, perché il mistero è ciò che avvince l’anima della gente.
Il fantasma della Carraia aveva corna lunate, vello ricciuto e zoccoli: insomma, era un ariete o, meglio ancora, un montone di quelli che stanno a capo di un gregge. Quando veniva costruito un ponte era usanza sacrificare, ahimè, un montone e sotterrarlo sotto un pilone, come auspicio di stabilità per le arcate.
La storia di Marrocchio
Vicino al ponte viveva un uomo chiamato Marrocchio: un nome, in verità, assai strano e difficile da trovare tra i vivi!
Si diceva che fosse piuttosto povero e che ciò che riusciva a guadagnare lo avesse reso molto avaro. Era anche un bestemmiatore seriale contro la mala sorte, specialmente quando un affare non andava a buon fine. Bestemmiava assai spesso e, persino in punto di morte, non rinunciò a questa riprovevole abitudine.
Tuttavia, prima di morire, Marrocchio volle mettere al sicuro il proprio denaro… Non sia mai fosse avvenuta una rinascita miracolosa! Una pietra sull’arco del ponte gli sembrò il nascondiglio più adatto. Usò tutte le precauzioni possibili, ma il vizio di bestemmiare gli fece vendere l’anima al diavolo.
Così diceva la gente che, arricchendo la storia con la propria fantasia, sosteneva anche che il custode di quel luogo segreto non avrebbe trovato pace finché il denaro non fosse stato scoperto e speso.
Lo spirito del ponte
Meno male che intervenne lo spirito del ponte: un piccolo ariete che volle salvare dal diavolo l’anima di Marrocchio, nonostante quest’ultimo non se lo meritasse.
Ogni notte, pronto a impedire al demonio di impossessarsi dell’anima dell’uomo, l’ariete appariva sul ponte. Per quei rari passanti che cercavano di avvicinarlo, però, non c’era niente da fare: l’animale spariva avvolto in una lingua di fuoco. Forse era il Purgatorio di Marrocchio!
Il montone cominciò a farsi vedere anche di giorno. Quando i renaioli cercavano di afferrarlo per il vello, dal suo corpo uscivano scintille. Molti si spaventarono, ma lui, indifferente, continuava a ricomparire, divertendosi a fare dispetti: rovesciava le barche sul greto, spezzava i remi e combinava altri guai.
Ormai era diventato una figura abituale per tutti.
Il mistero della pietra
Un giorno d’inverno, durante una pioggia copiosa, un giovane riuscì a osservare attentamente il montone e si accorse che entrava e spariva sempre nella stessa pietra. Fu allora quasi certo che il denaro fosse nascosto proprio lì sotto.
Come tutti sanno, l’ora canonica per l’apparizione dei fantasmi è la mezzanotte. A quell’ora il ragazzo tornò sul ponte e, insieme a lui, ricomparve anche il montone.
Siccome non era cosa di tutti i giorni incontrare uno spirito, il giovane gli augurò pace. Poiché sentiva già odore di denaro, promise tutto il proprio aiuto per liberarlo dall’inquietudine che lo affliggeva, qualora fosse stato costretto a custodire il segreto di un tesoro in attesa che qualcuno lo scoprisse.
Detto fatto, il montone cominciò a tamburellare con gli zoccoli sempre sulla stessa pietra. Per il giovane non fu difficile mantenere la promessa e venne ricompensato con un gruzzolo d’oro.
Così l’anima di Marrocchio, strappata al diavolo dal buon ariete, trovò finalmente pace. Da allora, più nulla turbò la quiete del ponte e la serenità dei passanti.
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