FIRENZE – Una rapina, le lesioni e una condanna a due anni di carcere. Un precedente penale per un reato violento risalente al 2010 che, a distanza di quindici anni, torna a galla cancellando la possibilità di lavorare nel mondo della scuola. Come riporta il quotidiano La Nazione, protagonista della vicenda è un uomo che aveva presentato domanda per l'inserimento nelle graduatorie del personale ATA nascondendo il proprio passato giudiziario, venendo poi scoperto dai controlli dell'amministrazione scolastica.
La falsa dichiarazione e l'assunzione a tempo determinato
La vicenda prende il via nel giugno 2024, quando l'uomo invia la richiesta per l'inserimento nelle graduatorie d'istituto, destinate all'assegnazione degli incarichi per collaboratori scolastici, operatori e assistenti tecnici. Alla voce relativa alle eventuali condanne penali riportate, l'aspirante bidello barra la casella del "no".
Forte della posizione in graduatoria, il 16 settembre 2024 l'uomo firma il contratto di lavoro a tempo determinato come collaboratore scolastico con scadenza fissata al 30 giugno 2025, prendendo regolarmente servizio nell'istituto assegnato.
La condanna del 2010 e la linea della difesa
I successivi controlli amministrativi sulle autocertificazioni hanno tuttavia portato alla luce una realtà ben diversa:
I fatti contestati: nel maggio 2010 l'uomo si era reso responsabile dei reati di concorso in rapina e lesioni personali.
L'esito giudiziario: nel marzo 2011 la Corte d’Appello di Napoli lo aveva condannato alla pena di due anni di reclusione e 600 euro di multa.
In virtù del beneficio della sospensione condizionale della pena, la condanna non compariva nel casellario giudiziale ad uso privati. Proprio su questo cavillo l'uomo ha impostato la propria difesa, sostenendo di aver agito in totale buona fede e di aver ritenuto di non essere tenuto a dichiarare un precedente "non visibile".
Il licenziamento e il ricorso respinto
La tesi difensiva non ha convinto né l'amministrazione scolastica né i giudici. Nel giugno 2025 la scuola ha disposto l'esclusione immediata del lavoratore dalle graduatorie e la contestuale risoluzione del contratto di lavoro.
L'uomo ha tentato la via del ricorso dinanzi al Tribunale per ottenere il reintegro e l'annullamento del provvedimento disciplinare, ma anche la sede giudiziaria ha confermato la legittimità dell'operato dell'amministrazione: nei bandi per l'accesso al pubblico impiego l'obbligo di dichiarare le condanne penali vige infatti a prescindere dal beneficio della sospensione condizionale o della non menzione.
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