Sia destra che sinistra dovrebbero “sfruttare” questa brutta storia per cambiare rotta. 

La domanda è retorica e si, lo so, regola del buon giornalismo imporrebbe di non iniziare mai un pezzo con un punto interrogativo. In questo caso però, non ne posso fare a meno. Davvero - e questa è la domanda - c’era bisogno del “caso Montedomini per rendersi conto di quanto in Toscana esista un problema di gestione del potere? Associazioni, associate, organizzazioni, partecipate. Vale per tutti, e per tutti. 

E’ una storia vecchia come il mondo, ed è il motivo per cui l’alternqnza è o dovrebbe essere considerata un valore prezioso. Perché quando ruoli, cariche, amministrazioni e via cantando vengono (legittimamente, sia ben chiaro) “appaltate” sempre e comunque alla stessa parte è ovvio (lo so…non dovrebbe…ma così è..) che pian piano si creino situazioni simili (appunto) a quella di Montedomini. Una vicenda triste, aldilà del fatto che tutto sia stato fatto secondo regole e leggi, nella quale si incontrano nomi e cognomi casualmente già visti e già ritrovati al vertice di altre realtà. 

La lezione, sia ben chiara, vale per la sinistra come per la destra. Per la prima potrebbe essere l’occasione per dare sul serio una bella sterzata e per dimostrare che si può governare vita natural durante senza che questo voglia dire mettere in piedi un (malsano) sistema di potere. Per chi da sempre invece sta ha all’opposizione (a Firenze come in Regione) dovrebbe essere l’ultima storia buona per capire quanto sarebbe utile un’alternativa seria, credibile, capace di contendere un governo di città e regione e di portare un po’ di aria fresca. 

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