Tristezza, una grande tristezza. E poi inquietudine, sconcerto, rabbia. Tanta rabbia. C’è un po’ di tutto questo (e tanto altro) leggendo le terribili cronache sulla morte di Denisa, di un’altra ragazza, e chissà di quante altre, se ce ne sono. Sarà l’inchiesta, va da sé, a stabilirlo. Certo però, pensando anche e soprattutto a quanto successo in quest’ultima settimana, non si può (o almeno io non posso) non pensare a quelle povere ragazze ma anche a tutte/tutti quelli che, vicino a noi e in tutta Italia, si trovano prive o privi di cittadinanza. In senso stretto, letterale, e lato.
Io non so infatti se Denisa e Ana Maria avessero o no (ma credo proprio di no) la cittadinanza italiana. E non me ne frega niente di come si guadagnavano i soldi per vivere. Questo, è un discorso di civiltà. Di vita nel 2025 dopo Cristo e non, ante. Pensate, soprattutto, alla storia di Ana Maria. Una donna la cui scomparsa è stata denunciata un anno fa (circa) senza che nessuno ne abbia mai parlato. Si può sparire così, come si fosse un oggetto perso, e pazienza se nessuno lo ritroverà mai?
Per questo i risultati del referendum sulla cittadinanza (anche se in Toscana è andata un po’ meno peggio che altrove) mi hanno sconvolto. Per questo, e per le storie raccontate dai ragazzi a cui invece, qualche giorno più tardi, Sara Funaro ha voluto riconoscere la cittadinanza onoraria di Firenze. Giovani che in alcuni casi rischierebbero, per fare un esempio, di non poter andare in gita all’estero con i propri compagni. Vi sembra giusto? Vi sembra normale? A me no ma evidentemente, numeri alla mano, sono più in minoranza o meno in maggioranza di come pensavo…
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