Da via Gioberti al centro storico: il bike sharing tra comodità e inciviltà. Quando la mobilità sostenibile finisce a terra

Una scena purtroppo diventata ordinaria, ma non per questo meno irritante. Siamo in via Gioberti, la "via delle cento botteghe", dove tra il viavai del mattino e il carico-scarico merci, spuntano loro: due biciclette del servizio sharing abbattute sul marciapiede come reduci di una battaglia urbana. "Le usano e le mollano", commenta rassegnato un passante mentre scatta una foto. Una sintesi perfetta di un paradosso tutto fiorentino: la tecnologia corre, ma il senso civico arranca.

Il fenomeno del bike sharing a flusso libero  era nato con le migliori intenzioni: liberare la città dal traffico e offrire un'alternativa green. Tuttavia, la realtà dei fatti racconta spesso una storia di degrado e incuria. Biciclette abbandonate contromano, lasciate a ostruire i passaggi per disabili o, come in questo caso, semplicemente scaraventate a terra.

Le voci della strada

L'esasperazione dei residenti e dei commercianti è palpabile. Non è solo una questione di decoro, ma di sicurezza e rispetto degli spazi comuni.

 "È un continuo. Le trovi ovunque: davanti ai portoni, in mezzo alle rastrelliere dei residenti o stese sui marciapiedi," racconta Marco, titolare di un’attività in zona Beccaria. "L’altra sera ne ho dovute spostare tre per permettere a una signora con il passeggino di passare. Il problema non è il servizio, che è utilissimo, ma l'arroganza di chi pensa che, siccome la bici non è sua, può trattarla come spazzatura."

Non va meglio per chi quelle bici cerca di usarle correttamente. Sara, studentessa universitaria, esprime la sua frustrazione:
"Spesso prenoti una bici tramite l'app e quando arrivi sul posto la trovi danneggiata o gettata in un fosso. C'è un vandalismo gratuito che fa rabbia. Chi le lancia a terra non capisce che sta danneggiando un bene che serve a tutti noi."
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