Una pratica tanto diffusa quanto subdola, che trasforma l’arte in strumento di raggiro

Basta una passeggiata davanti al Duomo per accorgersi di un fenomeno sempre più diffuso e ormai impossibile da ignorare: i venditori abusivi di poster e stampe artistiche. Operano indisturbati nel pieno centro storico, patrimonio UNESCO, spesso proprio davanti ai monumenti più iconici della città, come dimostra l’immagine scattata di fronte alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

I venditori, perlopiù non autorizzati, stendono a terra riproduzioni di celebri scorci fiorentini — Ponte Vecchio, la Cupola del Brunelleschi, vedute romantiche dell’Arno — con una strategia tanto semplice quanto efficace: posizionano le stampe sul selciato, dove il passaggio è continuo e lo spazio è ristretto, così che i turisti finiscano per calpestarle accidentalmente. A quel punto, scatta la trappola: proteste, richieste di risarcimento, pressione psicologica affinché il malcapitato acquisti l’opera danneggiata.

Una pratica tanto diffusa quanto subdola, che trasforma l’arte in strumento di raggiro. Non si tratta solo di una questione di legalità, ma anche di decoro urbano e tutela del patrimonio. Gli operatori economici regolari denunciano da tempo questa concorrenza sleale, mentre residenti e visitatori lamentano un centro storico sempre più simile a un bazar abusivo.

L’assenza di controlli sistematici alimenta un fenomeno che sembra crescere di anno in anno, complice il grande afflusso turistico estivo e la difficoltà delle forze dell’ordine a gestire il problema in modo capillare. Se da un lato la città vive del suo fascino artistico, dall’altro rischia di vederlo svilito da comportamenti che nulla hanno a che fare con il rispetto per la cultura e per il visitatore.

Serve un intervento deciso, mirato e continuativo — non solo per restituire dignità agli spazi pubblici, ma anche per tutelare chi lavora onestamente e offrire ai turisti un’esperienza degna del prestigio di Firenze.

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