Viva la partecipazione! Viva la voglia di scendere in strada, di riempire una piazza, di andare ad un concerto. Viva il diritto allo sciopero, alla protesta, viva la libertà di parola e di opinione. Sempre. Siam partiti così, giusto per dare un calcio a qualsiasi tipo di mala interpretazione e per spazzar via qualsiasi dubbio. Del resto oggi, quando si parla di quanto sta succedendo a Gaza, bisogna far così. Il rischio altrimenti, è quello di esser paragonati a chissà quale macellaio di vita o passare da iper fan/sostenitore di Netanyauh. Non è così, per quanto mi riguarda. Quello che sta facendo “Bibi” (con la palese seppur non manifesta complicità di Trump) è vomitevole. Chiaro?
Detto questo, e vengo al nodo di questo intervento, mi domando: che senso hanno azioni come sciopero generale indetto dai Sindacati? Perché, come previsto per i prossimi giorni, immaginare di bloccare completamente l’A1? Sinceramente, in questo caso mi sfugge come mai si debbano creare enormi disagi a chi, con Israele, Gaza, Netanyahu e (brutti) soci non c’entra nulla. Si dirà: una protesta/sciopero non è tale o non è efficace se non crea in qualche modo un “contraccolpo”. Lo capisco, e in linea generale condivido. Ma in questo caso? Perché paralizzare una o più città? Cosa si vuol dimostrare e a chi? Ripeto: siano benedette tutte le iniziative anche e soprattutto se riportano i giovani alla partecipazione attiva, ma davvero non si può pensare a qualcosa (vedi il concerto organizzato da Piero Pelù alle Cascine) di diverso?
Per non parlare di quanto successo a Pisa. Ecco. Se hanno voglia di ascoltare un consiglio, i ragazzi che per fortuna hanno preso a cuore la questione Gaza, facciano di tutto e lo facciano immediatamente e in modo netto, per isolare e allontanare da sé i violenti e gli estremisti. Il rischio altrimenti, e sta già succedendo, è che si parli di quello e non della disumana macelleria che è diventata la Striscia.
Condividi
Attiva i cookies












