La vicenda del sito che ha rubato foto di donne famose e non solo è solo un aspetto e l’apice di un mondo, malato, da curare

Alzi la mano chi (ancora) si stupisce davanti a storie come quella del sito phica.eu. Certo, il fatto che l’uomo responsabile di quella orrenda pagina sia residente a Firenze colpisce, “spaventa” e angoscia di più perché ci fa sentire la vicenda più vicina. Ma davvero, e così torniamo al punto di partenza, c’era bisogno di questo per rendersi conto di cosa succede (ogni giorno) sul web e sui social network? La (mia) risposta è “no”. Non c’era bisogno di questo. Molto più probabilmente, molto di noi, preferiscono far finta di nulla o, e sarebbe forse ancora più grave, sottovalutano i gravissimi segnali/indizi quotidiani. 

Eppure basterebbe davvero poco. Basterebbe farsi un giro su Facebook, per esempio, dove anche persone insospettabili, quotidianamente, commentano le vicende politiche lasciandosi andare a pareri non tanto nel merito (non ne hanno gli strumenti intellettuali né culturali) ma sull’aspetto fisico dei protagonisti e, quasi sempre, delle donne. Ed ogni riferimento ad Elly Schlein, a Sara Funaro, a Maria Elena Boschi e potremmo andare avanti all’infinito non è puramente casuale. 

Non solo. Vogliamo parlare di chi (ce ne sono a milioni nel mondo, ma parecchi anche a Firenze) si nascondono dietro nickname o pagine “terze” per ricoprire di odio e fango giornalisti, commentatori o anche semplici persone che non la pensano come loro? Dalla politica, alla cronaca fino ad arrivare al calcio e alla Fiorentina. Una violenza profonda, una cattiveria e un’istigazione all’odio (un reato, per chi non lo sapesse) che possono portare anche a gravissime conseguenze. 

E’ proprio questo il punto. Da un lato il sentirsi costantemente impuniti che spinge certa gente a non avere il minimo timore, dall’altro la superficialità con cui (quasi) tutti assistono a questa vergogna salvo poi piangere o indignarsi se, magari, qualche ragazzo (è successo anche di recente) arriva addirittura a togliersi la vita perché schiacciato dal peso di chi usa internet e i social media per sfogare sugli altri le proprie frustrazioni. 

Basta. Basta. Basta. Che la vicenda di phica.eu serva a questo. A rendersi conto che non si può rimandare un secondo di più l’introduzione di leggi serie, dure, concrete, che affrontino questo problema e che spazzino via l’idea che la rete sia una specie di porto franco dove tutto è concesso. 

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