C’era una volta (?) il Campo Largo. C’era, forse c’è ancora, magari ci sarà…o forse non è mai esistito? Dubbi leciti, domande opportune, ma chissà se troveranno mai risposta. Il tema, ormai oggettivamente nauseante, è (ri)tornato prepotentemente di attualità dopo l’esito dei ballottaggi nell’ultima tornata amministrativa. Erano due, in Toscana, le città al centro dell’attenzione: Arezzo e Viareggio. Il risultato, ormai si sa, è stato un 2-0 per il centrodestra. “Ma a Viareggio ci son stati solo 160 voti di differenza”, potrebbe obiettare qualcuno. Vero. Ma in politica, come nello sport, vige una regola. Magari sbagliata, ma pur sempre regola: chi vince esulta, chi perde spiega.
E la spiegazione, tra gli sconfitti, in questo caso non è nemmeno così difficile: la differenza l’hanno fatta i voti non pescati al centro, in quei due candidati di area comunque progressista ma lontana dal PD tutto spostato a sinistra voluto da Schlein. Quel grande bottino di consensi ha portato al Ko e qualora invece fosse stato raccolto dal Campo Largo (in questo caso un po più stretto) il centrosinistra avrebbe probabilmente vinto al primo turno, sicuramente al ballottaggio.
La morale? Ce ne sono un paio. La prima: è inutile parlare di coalizioni (o grandi ammucchiate) se poi non ci si presenta davvero come un corpo unico, compatto e coeso. Ma del resto, e basta pensare alle ultime risoluzioni sulla Politica estera presentate in Parlamento (6 diverse, per l’opposizione) o alle discussioni sulla Patrimoniale, questa coesione non esiste. Diversi i valori, diversi i principi, diverse le visioni. La seconda: senza il centro non si vince. Perché è vero, nel mondo di oggi tutto è estremizzato, ma la storia dovrebbe insegnare all’area di sinistra che può essere competitiva (vedi Prodi, o Europee con Renzi al timone) solo se si “modera”.
La Toscana insomma, e queste ultime elezioni, potrebbero essere una lezione utile per chi si candida a governare il Paese. A Roma però, sembrano essere molto più appassionati al tema leadership o al dibattito primarie sì, primarie no. Se così è….in bocca al lupo. Dov’è il lupo sta per Giorgia Meloni…
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