Coro di “no” contro l’affidamento a Mazzanti della ristorazione nel cortile di Palazzo Strozzi, ma zero proposte. Ne facciamo una noi

Ci risiamo. E del resto, era abbastanza inevitabile. Perché siamo Firenze, e a Firenze ogni argomento è buono per lamentarsi, e perché il tema è tra i preferiti da chi ha sempre un “no” in canna. Il riferimento è alla decisione di affidare a Tommaso Mazzanti, e quindi al suo brand “Antico Vinaio” la ristorazione nel cortile di Palazzo Strozzi. Una scelta sicuramente coraggiosa (perché appunto assist infallibile per chi non è mai d’accordo con niente) e certamente discutibile. 

E così veniamo al punto. Sempre il solito, peraltro. Il problema infatti non è l’esser contrari a questa o quell’altra soluzione. Il problema, che si ripropone sempre uguale a se stesso, è che ai “no” non si accompagna mai la benché minima proposta alternativa. Si dice “no”. E stop. Vale per il mangificio, così come per la tramvia, l’aeroporto, la pedonalizzazione, lo stadio, la realizzazione di “corridori” e strade verdi contro il surriscaldamento climatico eccetera, eccetera, eccetera…

Ora, detto che personalmente non vedo niente di particolarmente scandaloso se in una sede di eccellenza come Palazzo Strozzi ci si affida a chi comunque rappresenta una storia fiorentina di successo, mi piacerebbe sentire da chi non la pensa come me un’idea alternativa. E allora, tanto per tornare ad un tema che ho a cuore, la faccio io la proposta: studiamo un modo per aprire un locale di ristorazione nella quale tutto (dalla cucina al servizio) sia affidato ai detenuti di Sollicciano. Si dimostri, con i fatti, di voler tenere insieme decoro e socialità, rispetto per la cultura e per le persone. 

Impossibile? Non credo. Complicato, magari, ma sarebbe uno straordinario esempio (anche questo) da esportare con orgoglio nel mondo. Ci pensino, le istituzioni. E si trovi un modo per collaborare con un imprenditore straordinario come Tommaso Mazzanti. Sono convinto che lui sarebbe d’accordo, e sarebbe pronto a studiare possibili soluzioni. Perché lui è abituato a fare, e non a dire sempre e soltanto “no”. 

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