Verso le prossime comunali, il Partito Democratico é alle prese con l’ennesimo psicodramma

Altro giro, altra corsa, altro potenziale disastro. Che poi ogni volta, di “riffa o di raffa” come si dice da queste parti, il PD in Toscana riesca a cavarsela conta poco. Perché c’è una lunga e iper solida storia/cultura che ha piantato radici profonde chilometri ma altrimenti, e i numeri in qualche modo lo testimoniano, il disastro si sarebbe forse già compiuto. Del resto, si ha come l’impressione che a Roma se ne freghino e che anzi, quasi si impegnino a mettere nei guai amministratori, dirigenti e strutture locali. 

E così, dopo il balletto/barzelletta delle alleanze per le Regionali, i dati in clamoroso calo registrati a Firenze, gli inevitabili strappi sull’aeroporto adesso è la volta di Prato. Un Comune già commissariato per le indagini che hanno travolto la ex Sindaca (PD) e che tra meno di tre mesi si ripresenterà al voto. Bene. La sapiente gestione regionale del partito, con l’altrettanto illuminata regia romana (Schlein/Furfaro e sotto di loro Fossi) si é rimessa in “moto”. Assemblee inutili, decisioni rinviate, attesa. Il tutto, buttando nel mezzo una delle migliori risorse (per quanto mi riguarda più che spendibili anche a livello nazionale) che la “ditta” abbia a disposizione: Matteo Biffoni. 

Uno che alle Regionali ha battuto qualsiasi record di preferenze ricevendo in premio il nulla e che ora potrebbe, dovrebbe, forse, chissà, candidarsi per un terzo mandato. “Non ho nulla in contrario”, ha detto a La Nazione il sergente di Schlein Furfaro. “Almeno su questo vorrei decidere io…” la piccata risposta, più che comprensibile, del “nostro”. E Fossi? Che fa? Aspetta, rimanda, temporeggia. In perenne attesa che dalla Capitale gli dicano cosa fare. Sempre, e comunque, con un solo orizzonte: le elezioni politiche del 2027 e, quindi, gli equilibri del sempre meno credibile Campo Largo. 

E poi si chiedono come mai, anche in Toscana, e anche a Firenze, il PD perde consensi. Come se pensassero che nessuno abbia capito a che (pericoloso) stiano giocando e con la presunzione di poter contare all’infinito su quelle basi solide costruite da chi, in questa regione come altrove, ha speso la propria vita e la propria esperienza politica. “Avanti così - direbbe qualcuno - facciamoci del male”. 

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