Sui tram fiorentini la presenza della Polmetro — il servizio di controllo della polizia sulle linee della tramvia — è diventata negli ultimi mesi un punto centrale del dibattito sulla sicurezza. Dopo la violenza sessuale avvenuta nella notte di San Valentino nei pressi del capolinea di viale Guidoni, la politica si è divisa tra richieste di più agenti, taser e nuovi centri per il rimpatrio. Ma tra chi la tramvia la usa ogni giorno il discorso è spesso più concreto: capire se qualcuno, a bordo, a controllare davvero c’è.
Secondo i dati diffusi dalla Questura, nel 2025 il servizio Pol-tramvia ha effettuato oltre 12mila controlli, con cinque arresti e più di cento denunce tra borseggi e aggressioni. Numeri che raccontano un’attività costante, ma che — per molti passeggeri — non sempre si traduce in una presenza percepita.
«Io la prendo tutte le sere per tornare dal lavoro», racconta Marco, 29 anni, che sale abitualmente alla fermata di Novoli. «Capita di vedere due agenti che salgono e controllano i documenti. Però succede magari una volta ogni due settimane. Le altre volte non c’è nessuno».
Un’impressione condivisa da diversi utenti abituali delle linee T1 e T2, soprattutto nelle fasce serali. «Quando ci sono si fanno notare», dice Chiara, studentessa universitaria. «Controllano i biglietti, parlano con chi crea problemi. Il punto è che spesso non ci sono. E allora succede che qualcuno sale ubriaco, oppure gruppi che fanno casino».
Il problema, spiegano dalle istituzioni locali, è anche quello degli organici. Negli ultimi mesi il Comune ha più volte segnalato la difficoltà della Questura a garantire presidi notturni costanti proprio per la carenza di personale.
Intanto Palazzo Vecchio ha rafforzato il proprio contributo con il progetto “Viaggiare sicuri”, che vede impegnata la polizia municipale su bus e tram. Nei primi quattro mesi di attività sono state controllate oltre 500 persone, con più di cento denunce tra spaccio, porto abusivo di oggetti offensivi e altri reati.
Ma anche in questo caso la percezione resta discontinua. «Io lavoro in centro e torno tardi», racconta Ahmed, cameriere. «Ci sono notti tranquille e altre in cui vedi gente litigare o disturbare. Se gli agenti sono sul tram la situazione cambia subito. Il problema è che non sai mai se ci saranno».
Tra i passeggeri abituali si alternano quindi fiducia e scetticismo. «Il servizio serve, questo è sicuro», dice una pensionata che prende la linea T1 per andare in ospedale. «Quando salgono gli agenti si sente subito più ordine. Però dovrebbe essere una presenza fissa, non a giorni alterni».
Ed è proprio su questo punto che si concentra la discussione pubblica: non tanto sull’esistenza del servizio, quanto sulla sua continuità.
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