Il primo giorno senza Ponte al Pino è bastato per far capire ai fiorentini che l’estate 2026 sarà lunga. Dalle prime ore della mattina traffico intenso tra Campo di Marte, Cure e viale dei Mille, autobus rallentati e automobilisti costretti a deviazioni improvvise. La chiusura del cavalcaferrovia, scattata nella notte tra sabato e domenica per consentire i lavori di sostituzione da parte di RFI, resterà in vigore fino a settembre e rischia di rivoluzionare la mobilità della zona est della città.
Il Comune invita alla pazienza e parla di un intervento indispensabile per la sicurezza, ma tra i cittadini prevalgono nervosismo, ironia e rassegnazione. Nei bar, alle fermate degli autobus e sui social il tema è uno solo: quanto sarà difficile muoversi nei prossimi mesi.
“Stamattina per fare due chilometri ci ho messo quaranta minuti. Siamo solo al primo giorno”, racconta un residente di Campo di Marte mentre osserva la fila di auto bloccate lungo viale Volta.
Molti temono soprattutto l’effetto domino sulla viabilità cittadina. “Il problema vero sarà a giugno, quando finiranno le scuole ma arriveranno ancora più turisti”, dice una commerciante della zona.
C’è chi punta il dito contro i troppi cantieri contemporanei: “Firenze ormai è tutta un’opera in corso. Tramvia, strade chiuse, deviazioni: sembra impossibile trovare un percorso normale”.
Altri, invece, cercano di vedere il lato pratico della situazione. “Il ponte era vecchio, rifarlo era inevitabile. Però tre mesi e mezzo sono tantissimi”, commenta un pendolare che ogni giorno attraversa la città per lavoro.
La sensazione più diffusa è quella di una città imbottigliata. “Da Campo di Marte alle Cure sembra un imbuto continuo”, racconta una studentessa universitaria. “Per andare a Coverciano adesso devo fare il giro del mondo”.
Non mancano i timori per il trasporto pubblico. “I bus sono già pieni e oggi è solo lunedì”, sbuffa un impiegato in attesa alla fermata. E qualcuno ha già cambiato abitudini: “Io fino a settembre userò solo lo scooter”.
Tra rabbia e sarcasmo, i fiorentini cercano di adattarsi. “Alle otto del mattino sembrava il controesodo di agosto”, scherza un tassista. Un altro residente sintetizza così l’umore generale: “Firenze ormai è una prova di resistenza urbana”.
C’è però anche chi invita a guardare oltre i disagi immediati. “A settembre avremo un ponte nuovo e più sicuro. Speriamo almeno ne sia valsa la pena”.
Secondo il cronoprogramma di RFI, le fasi più delicate dei lavori arriveranno nelle prossime settimane, con la demolizione della vecchia struttura e il montaggio del nuovo cavalcaferrovia. Nel frattempo la città si prepara a convivere con deviazioni, traffico e inevitabili rallentamenti. E il timore condiviso da molti è che questo sia soltanto l’inizio.
Il Comune invita alla pazienza e parla di un intervento indispensabile per la sicurezza, ma tra i cittadini prevalgono nervosismo, ironia e rassegnazione. Nei bar, alle fermate degli autobus e sui social il tema è uno solo: quanto sarà difficile muoversi nei prossimi mesi.
“Stamattina per fare due chilometri ci ho messo quaranta minuti. Siamo solo al primo giorno”, racconta un residente di Campo di Marte mentre osserva la fila di auto bloccate lungo viale Volta.
Molti temono soprattutto l’effetto domino sulla viabilità cittadina. “Il problema vero sarà a giugno, quando finiranno le scuole ma arriveranno ancora più turisti”, dice una commerciante della zona.
C’è chi punta il dito contro i troppi cantieri contemporanei: “Firenze ormai è tutta un’opera in corso. Tramvia, strade chiuse, deviazioni: sembra impossibile trovare un percorso normale”.
Altri, invece, cercano di vedere il lato pratico della situazione. “Il ponte era vecchio, rifarlo era inevitabile. Però tre mesi e mezzo sono tantissimi”, commenta un pendolare che ogni giorno attraversa la città per lavoro.
La sensazione più diffusa è quella di una città imbottigliata. “Da Campo di Marte alle Cure sembra un imbuto continuo”, racconta una studentessa universitaria. “Per andare a Coverciano adesso devo fare il giro del mondo”.
Non mancano i timori per il trasporto pubblico. “I bus sono già pieni e oggi è solo lunedì”, sbuffa un impiegato in attesa alla fermata. E qualcuno ha già cambiato abitudini: “Io fino a settembre userò solo lo scooter”.
Tra rabbia e sarcasmo, i fiorentini cercano di adattarsi. “Alle otto del mattino sembrava il controesodo di agosto”, scherza un tassista. Un altro residente sintetizza così l’umore generale: “Firenze ormai è una prova di resistenza urbana”.
C’è però anche chi invita a guardare oltre i disagi immediati. “A settembre avremo un ponte nuovo e più sicuro. Speriamo almeno ne sia valsa la pena”.
Secondo il cronoprogramma di RFI, le fasi più delicate dei lavori arriveranno nelle prossime settimane, con la demolizione della vecchia struttura e il montaggio del nuovo cavalcaferrovia. Nel frattempo la città si prepara a convivere con deviazioni, traffico e inevitabili rallentamenti. E il timore condiviso da molti è che questo sia soltanto l’inizio.
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