Molti cittadini scelgono di vedere il bicchiere mezzo pieno: “Dopo anni di cantieri, è bello tornare a sorridere”

C'è chi si è fermato a fare una foto. Chi lo ha attraversato in bicicletta per curiosità. Chi lo ha percorso a piedi domenica mattina soltanto per vedere che effetto facesse. E poi c'è chi, semplicemente, ha tirato un sospiro di sollievo pensando agli anni di cantieri, deviazioni e traffico che hanno accompagnato la realizzazione dell'opera.

Il nuovo Ponte Nencioni è aperto da pochi giorni, ma già rappresenta qualcosa di più di un'infrastruttura. È un argomento di discussione, un tema da social network, un motivo di polemica per alcuni e di soddisfazione per molti altri. Soprattutto è il simbolo di una città che, tra mille difficoltà, continua a trasformarsi. Un cambiamento che, per una volta, riesce a strappare anche qualche sorriso.

Del resto non capita tutti i giorni di vedere nascere un nuovo ponte sull'Arno. Anzi, è il primo costruito a Firenze dopo circa mezzo secolo. Un evento che molti cittadini stanno vivendo con una certa emozione.

"Abito a Gavinana da venticinque anni e per andare a Bellariva dovevo sempre fare giri assurdi" racconta Laura, insegnante in pensione incontrata sul percorso ciclopedonale. "Adesso sembra quasi normale attraversare il fiume in questo punto, ma fino a pochi giorni fa non era possibile. Quando l'ho visto aperto mi sono venuta a fare una passeggiata apposta".

Poco più avanti c'è Marco, impiegato e ciclista urbano. "Sui social si legge di tutto, ma io vedo una cosa semplice: oggi posso raggiungere il Quartiere 2 molto più velocemente. Per me è già una vittoria".

L'entusiasmo si percepisce soprattutto tra chi vive quotidianamente le due sponde dell'Arno.

"Finalmente Bellariva e l'Anconella sembrano davvero vicine" racconta una giovane mamma mentre accompagna il figlio in bicicletta. "Prima sembravano quartieri separati. Adesso c'è una connessione diretta e questo cambia molto anche nella percezione della città".

Sui social, però, non mancano le critiche. Alcuni utenti hanno contestato la pendenza dell'opera, ritenuta troppo accentuata per persone anziane, carrozzine e ciclisti meno allenati. Un tema che ha acceso il dibattito online nelle ultime ore. La spiegazione tecnica è legata alle più recenti prescrizioni idrauliche e alla necessità di garantire il corretto deflusso delle piene dell'Arno.

Altri cittadini hanno invece espresso dubbi sui parapetti temporanei installati lungo i percorsi ciclopedonali. Una polemica che ha coinvolto anche il dibattito politico cittadino. Palazzo Vecchio ha chiarito che si tratta di strutture provvisorie omologate che saranno sostituite dai parapetti definitivi nelle prossime settimane insieme al completamento dell'opera.

Ma fuori dalla bolla dei commenti e delle discussioni online prevale spesso un sentimento diverso.

"Francamente dopo anni di lavori vedere finalmente qualcosa di concluso mi rende contento" dice Roberto, residente in via Minghetti. "Non sarà perfetto, ci saranno ancora interventi da fare, ma almeno oggi c'è un ponte. E questo è un fatto".

Una posizione condivisa da molti.

"Firenze ha sempre avuto un rapporto complicato con i cantieri" osserva scherzando Gianna, pensionata. "Prima ci lamentiamo perché non si fanno le opere, poi ci lamentiamo perché si fanno. Per una volta proviamo a goderci il risultato".

E in effetti domenica mattina il ponte è diventato quasi una passeggiata cittadina. Famiglie, runners, ciclisti, curiosi. Molti si fermano a osservare l'Arno dall'alto, altri scattano fotografie. Qualcuno legge la targa dedicata a Nadia e Caterina Nencioni, le due bambine vittime della strage dei Georgofili a cui l'opera è stata intitolata dopo una consultazione pubblica.

È forse questa l'immagine che meglio racconta il momento. Una città che discute, come ha sempre fatto. Che si divide sui dettagli, sulle pendenze, sui parapetti e sulla viabilità. Ma che allo stesso tempo riscopre un pezzo nuovo di sé.

Perché il Ponte Nencioni non cancella i disagi degli ultimi anni. Non elimina il traffico. Non mette tutti d'accordo. Però restituisce ai fiorentini un collegamento atteso da decenni e una nuova prospettiva sull'Arno. E in una stagione in cui spesso le notizie raccontano problemi, proteste e tensioni, anche questo conta.

Forse è proprio qui il senso più autentico dell'opera: ricordare che, qualche volta, i cambiamenti possono far discutere. Ma possono anche far sorridere Firenze.

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