Una breve storia per raccontare lo stato di quello che è stato e deve restare un orgoglio della Regione

Oggi parliamo di sanità. Originale, direte con ironia voi. Avete ragione. Del resto se ne legge spesso e se ne sente discutere praticamente tutti i giorni. Eppure, visto che tra non molti mesi si andrà a votare per le Regionali, voglio raccontarvi questa breve storia. Un modo come un altro per testimoniare quanto in realtà è (o dovrebbe essere) sotto gli occhi di tutti: viviamo in una realtà contraddittoria, dove possiamo vantarci ancora per la situazione (rispetto ad altre regioni), per alcune assolute eccellenza, ma dove la deriva è esattamente la stessa (inquietante) che si registra in tutto il Paese.


Capita insomma che faccia un brutto incidente in bici e che, oltre a fratturarmi l'omero, mi rompa in mille pezzi il polso. Un infortunio brutto, per il quale si è rivelato necessario un intervento chirurgico. Bene, e qua parliamo degli aspetti positivi L'operazione (complicatissima) è perfettamente riuscita e questo grazie ad un equipe (quella di chirurgia della mano del cto) nota in tutta in Italia, per non dire di più. E bastava guardarsi attorno durante le varie visite di controllo per rendersi conto di come sul serio venisse e venga gente da ovunque per farsi curare qua da noi e da quei professionisti.


Poi però c'è da parlare della carenza di personale in reparto, della velocità con la quale ormai si dimettono i pazienti (impossibile gestirne un numero che fino a qualche anno fa sarebbe stato assolutamente normale), o delle difficoltà (enormi) del pronto soccorso. Non è questo però, il lato oscuro della storia. Nel percorso di recupero infatti capita che il chirurgo che mi ha operato richieda una Tac, da fare nel giro di un mesetto scarso. “La può fare qua a Careggi o fuori, non importa, basta che si presenti alla prossima visita col risultato”, mi dice.


Ecco, A Careggi, la risposta, è stata più o meno questa. “Il professore si arrangia, perché il primo posto utile (eravamo ad aprile) è a metà luglio. Non  restava che provare nel privato e, quindi, a pagamento. Risultato? Posti come se piovessero, fin dal giorno successivo. Capite bene la gravità. Perché passi per una tac al polso per la quale un mese in più o in meno (e una spesa di 140 euro) non cambia la vita. Ma se parliamo di un tumore? Basta qualche giorno, per vivere o morire. Davvero vogliamo andare e insistere in questa direzione? Davvero vogliamo diventare come gli USA dove si cura solo chi può? Ci pensino, i candidati alle prossime regionali. E ci pensi un governo di Roma che invece, troppo spesso, si preoccupa solo di scaricare la colpa sulle amministrazioni locali (se di altro colore politico) quando non a mettergli direttamente il bastone tra le ruote...

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