“Ricordo nostalgico e dolente di persone o cose perdute, o di occasioni mancate”. In una parola: rimpianto. E’ il sentimento che ho provato in queste ore, coincise con l’intitolazione di una sala di Palazzo Vecchio a David Sassoli, ex presidente del Parlamento Europeo. Una persona straordinaria, che aveva Firenze nel cuore, e a cui già era stata dedicata la parte finale di Via di San Domenico.
Rimpianto prima di tutto per il valore della persona. Educato, gentile ma fermo nella difesa dei suoi principi, colto, serio ma capace di scherzare e ridere. Un politico con la P maiuscola e non me ne voglia nessuno, di una classe infinitamente superiore rispetto al livello (purtroppo) sempre più basso della nostra classe dirigente. Rimpianto, poi, pensando alle discussioni che si fanno oggi rispetto alla necessità di trovare una persona che possa tenere insieme il tanto chiacchierato campo largo/progressista.
Ora, detto che per status e livello (appunto), David Sassoli sarebbe stato forse più adatto al Colle più alto (il Quirinale) che non alla poltrona di Palazzo Chigi, credo che nessuno come lui avrebbe potuto (mi verrebbe da dire dovuto…) prendersi sulle spalle il centrosinistra per provare a riportarlo alla guida del Paese. E lo dico senza girarci troppo attorno: sarebbe stato un Presidente del Consiglio straordinario per tutti, e non solo per la sua “parte”. Per l’Italia, che avrebbe avuto una personalità riconosciuta e stimata in Europa e nel mondo, ma anche per la nostra città.
Mai come in questo momento infatti Firenze è la Toscana pagano un enorme deficit di attenzione e rappresentanza e Sassoli mai e poi mai si sarebbe dimenticato della “sua” casa. Senza farle sconti o favori, sia chiaro, ma dedicandole tutta l’attenzione che merita. “Ricordo nostalgico e dolente di persone o cose perdute, o di occasioni mancate”. In una parola: rimpianto.
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