E' un allenamento contro la Nazionale al Comunale di Firenze a farlo conoscere al grande pubblico e a permettergli di esordire in serie A. Giancarlo Galdiolo, nato a Villafranca Padovana in provincia di Padova il 4 novembre 1948, è acquistato dall'Almas di Roma nella tarda primavera del 1970. Ma viene aggregato subito alla Fiorentina che disputa al termine del campionato la Coppa delle Alpi. L'esordio avviene così il 13 giugno 1970 a Zurigo nella partita della prima fase di questa manifestazione con il Basilea finita 3-3. Quel giorno segna il primo dei suoi cinque gol in maglia viola. È in campo anche nella finale sei giorni dopo, sempre con il Basilea ma a Basilea, persa dalla Fiorentina 3-2. Non male per un ragazzo di ventun anni che fino a un mese prima giocava in serie D. Tra l'altro a Basilea la squadra di Pesaola disputa l'ultima gara della sua storia con lo scudetto sulla maglia. E anche Galdiolo ha questo grande privilegio.
Ma poi nella stagione 1970/71 gioca praticamente solo nel torneo De Martino, riservato per lo più ai giovani e alle riserve. In prima squadra disputa solo una partita in Coppa Italia (ritorno dei quarti di finale) a Monza vinta dalla Fiorentina 2-0 il 4 novembre 1970. E così si arriva al 5 dicembre con la gara amichevole tra la Nazionale di Ferruccio Valcareggi, vicecampione del mondo, e la De Martino viola al Comunale in preparazione alla sfida con l'Eire tre giorni dopo sempre a Firenze. Lo ricordo benissimo quel sabato pomeriggio rigido e nuvoloso. L'uscita da scuola di corsa, un panino al volo a casa dopo aver lasciato libri e quaderni e poi a passo svelto verso lo stadio per il primo allenamento a porte aperte e gratuito degli azzurri. Sono in Maratona, l'unico settore aperto in un primo momento. Ma poi il pubblico viene fatto accedere anche in curva Ferrovia. Alla fine siamo in trentamila con un tifo alle stelle per i giovani viola. Mi colpisce in particolare il terzino destro gigliato Galdiolo che vedo per la prima volta dal vivo. Deve controllare l'ala sinistra azzurra Pierino Prati e non gli fa toccare palla tra gli applausi scroscianti dei sostenitori della Fiorentina. Giancarlo annulla letteralmente l'attaccante del Milan. La Nazionale vince l'amichevole 4-1 ma Prati non segna. E Galdiolo otto giorni dopo, il 13 dicembre, fa il suo esordio in serie A a Genova contro la Sampdoria dove la squadra viola, in lotta per non retrocedere, pareggia 2-2 dopo essere stata in vantaggio per 2-0. Praticamente da quel momento diventa titolare e contribuisce alla salvezza conquistata solo all'ultima giornata.
Per i tifosi diventa subito Badile come l'attrezzo simile alla pala usato in agricoltura per rimuovere la terra. E per usarlo occorre molta forza. Il soprannome gli viene dato perché, secondo taluni, al posto dei piedi ha un badile. Insomma tecnicamente non è il massimo. Per me, invece, il motivo di questo soprannome deriva dal fatto che, soprattutto all'inizio della carriera, fa valere nel controllo degli avversari più la forza fisica (come quella
necessaria per usare il badile) che la tecnica.
I compagni, invece, affettuosamente lo chiamano Pappa, abbreviativo di Pappagone che è un personaggio televisivo dell'epoca portato in scena da Peppino De Filippo. Di Pappagone Giancarlo ha simile la capigliatura ma soprattutto il ciuffo.
Galdiolo inizia la carriera come terzino destro ma poi viene impiegato anche come stopper, il difensore centrale che controlla il centravanti avversario. All'epoca si gioca a uomo. E Giancarlo non molla di un centimetro gli attaccanti (gli toccano di solito quelli più bravi) che deve marcare. Non dà loro respiro. Fa valere la sua forza fisica, la sua esuberanza atletica. Superarlo non è facile. È leale in campo e poi ama la Fiorentina. In campo dà tutto. Non si risparmia mai. Lotta come un leone.
Galdiolo conquista in maglia viola la Coppa Italia il 28 giugno 1975 all'Olimpico anche se non va in campo nella finale con il Milan vinta 3-2 a causa di un infortunio patito sei giorni prima nell'ultima gara del girone con la Roma proprio nel medesimo stadio.
Il 10 dicembre di quello stesso anno è tra i protagonisti del successo per 1-0 a Londra con il West Ham nella finale di ritorno della Coppa di Lega italo-inglese, riservata ai vincitori della Coppa Italia e della Coppa d'Inghilterra. Dopo l'1-0 di Firenze all'andata la Fiorentina di Mazzone si aggiudica così il trofeo.
Galdiolo mi fa passare uno dei giorni di San Silvestro più belli della mia vita. Con la Fiorentina, in piena lotta per la salvezza, il 31 dicembre 1977 segna il gol della vittoria (1-0) con il Napoli al Comunale nella porta sotto la curva Fiesole con un tiro fortissimo su punizione a un quarto d'ora dalla fine.
In quel campionato il 26 febbraio 1978 realizza di testa il gol del definitivo 1-1 alla Juventus sempre a Firenze. Il 30 aprile, poi, alla penultima giornata a Pescara batte a un minuto dal novantesimo la punizione dal limite che, deviata da un difensore abruzzese, finisce sui piedi di Sella per la rete del successo viola (2-1).
Nell'estate del 1980, dopo dieci anni trascorsi in riva all'Arno e 315 partite giocate in maglia viola, viene ceduto alla Sampdoria.
Nell'agosto del 2010 è colpito dalla demenza frontale temporale e muore l'8 settembre 2018 a sessantanove anni. Galdiolo però continua a vivere nella memoria dei suoi ex compagni di squadra della Fiorentina e dei tifosi viola che lo ricordano ancora con affetto perché fa parte del ristretto numero di giocatori che hanno disputato più di trecento partite con la casacca gigliata.
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