È il primo dei sette giocatori della Fiorentina ad essersi laureato campione del mondo con la Nazionale italiana. Mario Pizziolo conquista il titolo nel 1934 quando la manifestazione si svolge nel nostro paese. Disputa due partite in quel torneo con gli azzurri di Vittorio Pozzo. Va in campo nella prima gara con gli Stati Uniti vinta dall'Italia 7-1 a Roma. E poi gioca al Berta, l'attuale Franchi, davanti a tanti tifosi viola il 31 maggio 1934 l'incontro dei quarti di finale con la Spagna. Pizziolo subisce quel giorno un grave infortunio a un ginocchio dopo pochi minuti. Ma all'epoca non sono ammesse le sostituzioni.
Così resta in campo, stringendo i denti e peggiorando la situazione, anche nei tempi supplementari nel match finito 1-1 e poi ripetuto il giorno dopo (successo azzurro per 1-0) quando Mario è in ospedale. Al danno fisico e morale, perché salta le partite decisive, si aggiunge la beffa. Pizziolo, infatti, non viene invitato alla cerimonia di premiazione della Federcalcio e non gli viene consegnata neppure la medaglia d'oro nonostante le proteste vibrate del commissario tecnico Vittorio Pozzo. Una copia di quella medaglia gli verrà data cinquantaquattro anni dopo, nel 1988.
Così resta in campo, stringendo i denti e peggiorando la situazione, anche nei tempi supplementari nel match finito 1-1 e poi ripetuto il giorno dopo (successo azzurro per 1-0) quando Mario è in ospedale. Al danno fisico e morale, perché salta le partite decisive, si aggiunge la beffa. Pizziolo, infatti, non viene invitato alla cerimonia di premiazione della Federcalcio e non gli viene consegnata neppure la medaglia d'oro nonostante le proteste vibrate del commissario tecnico Vittorio Pozzo. Una copia di quella medaglia gli verrà data cinquantaquattro anni dopo, nel 1988.
In Nazionale disputa dodici partite, segnando un gol al Berta il 3 dicembre 1933 nell'incontro con la Svizzera vinto dagli azzurri 5-2. E con l'Italia oltre al mondiale vince anche la Coppa Internazionale.
Pizziolo, nato a Castellammare Adriatico in provincia di Pescara l'8 dicembre 1909, arriva a Firenze quando ancora non ha vent'anni nell'estate del 1929. La Fiorentina che milita in serie B lo acquista dalla Pistoiese.
Pizziolo è un mediano completo. È dotato di buona tecnica e di una notevole visione di gioco che gli consente preziosi assist per i compagni. Ma è bravo anche in fase di interdizione, dote che gli permette di proteggere il reparto difensivo.
Mario debutta in maglia viola il 6 ottobre 1929 allo stadio di via Bellini nell'incontro con il Casale finito 0-0. Proprio al Casale al Berta, il 18 dicembre 1932, nell'incontro vinto dalla Fiorentina per 3-0 segna la prima delle sue due reti in serie A (l'altra la realizza il 16 dicembre 1934 quando i gigliati battono la Lazio a Roma 5-3).
Pizziolo gioca a Firenze due tornei nella serie cadetta e nel secondo contribuisce alla promozione in serie A. Nel massimo campionato debutta alla prima giornata il 20 settembre 1931 a Milano contro il Milano, l'attuale Milan, quando la Fiorentina pareggia 1-1.
In maglia viola disputa 203 partite realizzando 3 reti in otto stagioni, dal 1929/30 al 1936/37. Nell'ultima, però, gioca solo una gara di campionato e una di Coppa Italia complice un grave infortunio patito al ginocchio (lo stesso dell' incidente del mondiale) durante un'amichevole precampionato a Rapallo. L'ultimo incontro in serie A lo disputa al Berta l'8 novembre 1936 quando la Fiorentina batte l'Ambrosiana, l'attuale Inter, per 1-0. Il giorno dell'Epifania del 1937 a Catania dove i viola vengono sconfitti 3-1 nel match dei sedicesimi di finale di Coppa Italia veste per l'ultima volta la casacca gigliata. A poco più di ventisette anni da' l'addio al calcio. Nelle cronache dell'epoca viene chiamato Pizziolo I perché ha un fratello minore, Italo, anch'egli per alcuni anni calciatore della Fiorentina.
Come molti altri ex giocatori viola Mario continua a vivere a Firenze.
Consegue due lauree, in Scienze Politiche ed in Economia e Commercio. A più riprese è dirigente e revisore dei conti della Fiorentina alla quale è sempre rimasto legato. E a Firenze muore a ottant'anni il 30 aprile 1990, trentotto giorni prima dell'inizio del secondo del mondiale disputato in Italia dopo quello del 1934 che lo aveva visto protagonista.
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