La sentenza della Corte d’Appello ristabilisce verità e giustizia su fatti di 9 anni fa ma la realtà di tutti i giorni é altrettanto indecente

Il rischio (del quale come avrebbe detto il Maestro…”francamente me ne infischio”) è quello di esser ripetitivo. I latini però, vecchi saggi, lo dicevano chiaro: “repetita iuvant”. E noi quindi lo ripeteremo, e torneremo sul tema fino ad esaurimento. Il riferimento é al carcere, se ancora si può definir tale, di Sollicciano. Un (non) luogo, una vergogna di cui tutta la città dovrebbe farsi carico e che invece resta la: al margine della Fi Pi Li e, sempre più spesso, sulle pagine dei giornali. 

L’ultima notizia riguarda una brutta storia di quasi dieci anni fa. Una storia fatta di botte (a detenuti), umiliazioni, insulti. In una parola: torture. Ed è francamente triste che ci sia voluta la Corte d’Appello per arrivare (appunto) a stabilire che di quello si trattava: torture. Se non altro però, giustizia è fatta. Il punto, però, é un altro. E voglio ripartire esattamente da quel termine: tortura. 

Di cos’altro si può parlare infatti leggendo e ascoltando le testimonianze che ogni giorno arrivano da lì dentro? Riscaldamento che non funziona o funziona male; acqua calda che arriva giusto per qualche minuto e costringe a corse tra carcerati che spesso si trasformano in risse; sporcizia; blatte; sovraffollamento; caldo insopportabile in estate eccetera…eccetera…eccetera. Cosa sono, queste, se non torture quotidiane? 

E certo. Aver istituito un “tavolo” che si occupi del tema é come si usa dire “meglio di niente” ma, almeno per quanto ci riguarda, vale quanto cantava Ghali: “Nulla è meglio di niente”. Chiaro, no? Perché va benissimo il tavolo (si fa per dire) ma tanto si sa cosa questo produce: il niente, appunto. Molto spesso almeno, è così che va a finire. Che fare, quindi? La risposta sarebbe semplice: demolirlo. Ma visto che tutti lo dicono (Sindaca compresa) ma nessuno lo fa e che sperare che dal governo di Roma e da Delmastri o Nordi vari arrivi qualcosa che vada oltre le parole e la fuffa é come sperare che Trump usi parole diplomatiche e di buon senso, non resta che pensare ad altro. Magari, ad una protesta (civile) che arrivi prima di tutto dalla gente comune. Perché Sollicciano riguarda tutti e non solo i disgraziati che ci finiscono dentro, chi ci lavora, e le loro famiglie. 

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