Ennesimo vetro in frantumi ed ennesima denuncia via social. Stavolta è toccato a una macchina parcheggiata in zona Porta al Prato: finestrino laterale sfondato, cruscotto rovistato, nulla di valore lasciato a bordo. Il bottino, se mai c’è stato, è irrilevante. Ma i danni, quelli sì, restano eccome.
“Non è più una strada, è diventata un bancomat a cielo aperto — racconta Alessandro, residente da vent’anni — ti rompono il finestrino anche solo per guardare dentro. E intanto noi paghiamo, tra assicurazioni e carrozzeria”.
Su Facebook e nei gruppi di quartiere le segnalazioni sono ormai quotidiane: foto di auto sventrate, vetri sparsi sull’asfalto e commenti che oscillano tra la rassegnazione e la rabbia. “Siamo stufi di fare i detective di quartiere” scrive una residente, “postiamo targhe, orari, racconti… ma tutto resta lettera morta.”
C’è chi, come Marta, giovane insegnante, ha già fatto i conti con la sfortuna due volte in pochi mesi: “La prima volta mi hanno portato via gli spiccioli, la seconda volta niente. Solo il finestrino rotto e un biglietto dell’autobus lasciato sul sedile. Da allora vado a piedi, o parcheggio lontano. Ma non è giusto dover vivere nella paura anche solo di lasciare la macchina sotto casa.”
I cittadini chiedono più controlli, magari telecamere e pattugliamenti frequenti. “Altrimenti — commenta un commerciante della zona — Firenze diventerà un museo del vetro rotto.”
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