Che tempi, quei tempi…Mai Dire Gol, la Gialappa’s, Aldo, Giovanni e Giacomo….Tafazzi. Ve lo ricordate, no? Quel meraviglioso “omino” che sbucava dal nulla e, urlando, si martellava laggiù dove non batte il sole. Da lì, il “tafazzismo”. Termine entrato addirittura nel vocabolario italiano per indicare, appunto, una nuova idea (ironica) di masochismo. Direte voi? E che c’entra tutto questo con Firenze, la politica, le discussioni che trovano solitamente spazio su queste pagine?
La risposta è semplice: c’entra perché a Firenze, come a Milano, sta andando in scena da mesi (non a caso sul capoluogo lombardo se ne sta discutendo a tappe con pezzi ad hoc su 7, magazine del Corriere della Sera) un curioso strano, torniamo lì, da tafazzismo. Ora. Vero è che soprattutto da queste parti è sempre stato (Fiorentina a parte) lo sport preferito. Perché i fiorentini son così: guai a toccarci Firenze fa fuori perché, quel passatempo, spetta solo e soltanto e noi. Il problema è che ultimamente a leggere o ascoltare quello che si dice su questa città uno penserebbe di vivere in una (sotto)specie del peggior quartiere di Caracas oppure, cambiando argomento e prospettiva, in una trasposizione occidentale in miniatura di Dubai.
In ordine sparso: dilaga la delinquenza, non ci si può muovere senza giubbotto antiproiettile, il traffico te lo raccomando, i cantieri non vanno avanti, la speculazione regna, i residenti vengono presi a calci nelle mele. Qualcosa di molto simile a quanto successo a Milano. Una città negli ultimi anni amministrata da un Sindaco (Sala) che avrà certamente commesso degli errori ma che, con Pisapia prima di lui, ha indiscutibilmente lanciato e immesso il capoluogo in Europa e nel futuro. E Firenze? Possibile che sia sempre “tutto sbagliato, tutto da rifare”?. Possibile non accorgersi (insieme agli indiscutibili aspetti critici) di quanto comunque di buono sia stato fatto? Possibile, per esempio, non accorgersi di come la tramvia abbia e stia trasformando in meglio la città? Possibile prendersela sempre con le nuove costruzioni (cubo nero, manifattura tabacchi, studentati ecc) senza far mai lo sforzo (che onestà intellettuale richiederebbe) di chiedersi “si, ma qualcuno aveva proposto alternative CONCRETE?”.
Sinceramente, mi pare un esercizio facile, semplicistico, banale e soprattutto destinato a non portare alcun beneficio. Anzi. Forse, se davvero si ha a cuore Firenze, bisognerebbe impegnarsi a raccontare anche un po’ di quello che funziona e/o che vien fatto bene. Significa nascondere i problemi? Assolutamente no, perché sarebbe altrettanto sbagliato. Semplicemente, alla giusta e possibilmente costruttiva analisi/critica, basterebbe dar di sé stessi un’immagine migliore e oggettivamente corrispondente al vero. Il rischio, altrimenti, è che alla fine anche all’estero, o comunque fuori da qua, finiscano per convincersi che sia meglio scansarci.
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