Il piccolo Julinho. Così Fulvio Bernardini, diventato commissario tecnico della Nazionale, definisce Domenico Caso, ala destra viola. E lo fa giocare al suo debutto sulla panchina azzurra a Zagabria il 28 settembre 1974 quando l'Italia perde 1-0 con la Jugoslavia. Bernardini ha allenato Julinho, numero sette brasiliano della Fiorentina. Con lui ha vinto lo scudetto nel 1955/56 ed è arrivato alla finale di Coppa dei Campioni nella stagione successiva. Ma con tutto il rispetto per Caso il paragone con Julinho, un autentico fuoriclasse, uno dei giocatori più forti in assoluto della storia viola e non solo, è inappropriato. Per la differente qualità delle giocate innanzitutto. E poi per le caratteristiche tecniche. Il brasiliano è un'ala pura. Mimmo, questo è il soprannome di Caso, si muove sulla fascia ma fa anche la mezzala, perché ha una grande visione di gioco e quando lascia la Fiorentina è impiegato anche come regista. È bravo. Su questo non ci sono dubbi. Ma quel paragone con Julinho per qualsiasi giocatore di vent'anni (quanti ne ha quando gioca la sua unica partita in Nazionale; disputa anche cinque partite con l'Under 23) sarebbe ingombrante.
Caso comunque è un predestinato.
Arriva a Firenze quando ha appena quattordici anni. È Egisto Pandolfini, direttore sportivo della Fiorentina, a capire che quel ragazzino è dotato di grande talento. Dopo aver fatto tutta la trafila nel settore giovanile,
debutta in prima squadra nella fase finale a gironi di Coppa Italia che si disputa al termine del campionato 1971/72, con Nils Liedholm in panchina. Mimmo gioca la sua prima partita (finita 0-0) con il Bologna a Firenze l'8 giugno 1972.
L'esordio in Europa arriva nella stagione successiva, sempre al Comunale e sempre con Liedholm in panchina, il 27 settembre 1972. Entra nel finale della gara di ritorno dei trentaduesimi di finale di Coppa Uefa con i turchi dell'Eskisehirspor vinta per 3-0 dalla Fiorentina che si qualifica per i sedicesimi.
Ormai Mimmo è pronto per il debutto anche in serie A che avviene il 29 ottobre 1972 al Comunale con il Torino nel match finito 0-0. Ha appena diciotto anni (è nato a Eboli in provincia di Salerno il 9 maggio 1954) e all'epoca a quell'età non si è neanche maggiorenni.
Alla sua terza partita nel massimo campionato il 12 novembre, a Firenze con il Milan, realizza il suo primo gol. Lo ricordo benissimo, anche se è passato più di mezzo secolo perché è un gol di rara bellezza. Mimmo, spostato sulla sinistra, riceve il pallone da De Sisti. Salta prima il terzino Zignoli e poi il libero Schnnellinger. E infine con un pallonetto segna la rete del definitivo 3-1 nella porta sotto la curva Fiesole.
Non segna mai gol banali Mimmo. Spettacolare è anche quello realizzato al Comunale, sotto la pioggia battente, alla Juve l'11 maggio 1975 alla penultima giornata con un tiro molto forte dal limite dell'area dopo un'azione in contropiede, nella porta sotto la curva Ferrovia, che non dà scampo a Zoff. È la rete del definitivo 4-1 che impedisce ai bianconeri di festeggiare lo scudetto con novanta minuti d'anticipo.
Quello è il secondo gol che segna alla Juve a Firenze dopo quello del 20 gennaio 1974 quando la Fiorentina di Radice vince 2-0. Mimmo firma la rete del 2-0 a sei minuti dal novantesimo sempre nella porta sotto la curva Ferrovia.
Caso è protagonista nella finale di Coppa Italia del 28 giugno 1975 all'Olimpico di Roma vinta dalla Fiorentina sul Milan per 3-2. Il gol del momentaneo vantaggio viola (1-0) lo realizza Casarsa su rigore concesso per un fallo commesso dal terzino rossonero Sabadini su di lui. Mimmo vince anche la Coppa di Lega italo-inglese, riservata ai vincitori della Coppa Italia e della Coppa d'Inghilterra. Disputa, però, solo la partita d'andata al Comunale del 3 settembre 1975 vinta dalla Fiorentina sul West Ham per 1-0. In quella di ritorno del 10 dicembre a Londra quando la squadra viola si impone ancora per 1-0 e si aggiudica il trofeo è convalescente. È, infatti, nell'auto guidata da Guerini quando avviene il grave incidente sull'autostrada del Sole il 24 novembre 1975. Per fortuna Caso si rompe il naso ma se la cava. E il 4 gennaio 1976 torna in campo al Comunale nella sfida con il Torino persa dalla Fiorentina per 1-0.
Mimmo gioca in maglia viola sette stagioni, dal 1971/72 al 1977/78, disputando 192 partite e segnando 34 reti. L'ultima stagione è la più sofferta. La Fiorentina, infatti, si salva solo all'ultima giornata, pareggiando 0-0 al Comunale con il Genoa il 7 maggio 1978 grazie alla miglior differenza reti nei confronti del Genoa stesso e del Foggia. Caso è in campo in quella domenica di grande tensione. È la sua ultima partita di campionato in maglia viola. In quel torneo segna tre reti. Importante è quella realizzata a Firenze con il Perugia che regala il momentaneo vantaggio (1-0) alla squadra di Chiappella che poi vince 2-1.
Nell'estate del 1978 viene ceduto all'Inter con la quale nella stagione 1979/80 conquista lo scudetto.
A Firenze torna a fine carriera a guidare le giovanili. Lo conosco in quel periodo. Mi colpiscono la sua analisi delle partite, la valutazione dei suoi giocatori e di quelli avversari ma anche la sua sensibilità e la sua umiltà. Ricordo la sua gioia contenuta in quel febbraio del 1992 quando allo stadio dei Pini la Fiorentina conquista per l'ultima volta nella sua storia il torneo di Viareggio, battendo in finale la Roma 3-2. Con lo stesso risultato di 3-2, ma con una sconfitta della squadra gigliata a Monza nella fase finale a gironi di Coppa Italia, si era conclusa la sua avventura da giocatore viola. Era il 6 giugno 1978. Erano passati quasi sei anni da quell'8 giugno 1972 quando Mimmo aveva indossato per la prima volta la maglia della prima squadra della Fiorentina.
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