Roberto Galbiati

Un giocatore indispensabile. Così mi sento di definire Roberto Galbiati, che ha vestito per cinque stagioni la maglia viola. Infatti in cinque campionati ha saltato soltanto 14 partite, meno di tre di media a torneo. Arriva a Firenze a vent'anni, nell'estate del 1978, dal Pescara appena retrocesso in serie B e dalla nostra città dove vive tuttora non se ne va più, a parte le parentesi in cui gioca in altre squadre. E' giovane ma è già titolare dell'Under 21 con la quale tra l'altro da giocatore viola disputa 7 partite. La Fiorentina in quell'estate del 1978 si è appena salvata dalla retrocessione in serie B per la miglior differenza reti nei confronti di Foggia e Genoa. Inizia la stagione con un nuovo allenatore, Paolo Carosi, e tra gli acquisti di maggior rilievo c'è proprio il libero Galbiati. In quegli anni le squadre giocano per lo più a uomo. I terzini controllano le ali, lo stopper, uno dei difensori centrali di ora, si occupa del centravanti, e il libero, l'altro difensore centrale dei nostri tempi, è il giocatore che si posiziona dietro a tutti gli altri, pronto ad intervenire in caso di errori dei compagni di reparto.

Galbiati, uno dei più bravi in Italia nel suo ruolo, debutta in maglia viola al Comunale il 27 agosto 1978 nel match contro il Taranto della fase a gironi di Coppa Italia. L'incontro finisce 1-1 e per la Fiorentina che poi non supera il turno segna Pagliari. E' la prima delle sue 161 partite ufficiali con la casacca gigliata condite da un gol segnato a Torino al Toro il 7 ottobre 1979. E' il gol del definitivo 1-1 (dopo l'autorete di Zagano) realizzato a sei minuti dalla fine alla squadra alla quale viene ceduto nell'estate del 1982. E proprio contro i granata in Piemonte, l'anno precedente,
il 1 ottobre 1978 alla prima giornata di campionato, debutta in serie A con la Fiorentina nell'incontro finito anche quello per 1-1 con il gol di Pulici e l'autorete di Mozzini, il tutto nei primi quattro minuti di gioco. In quel campionato che la squadra viola conclude al sesto posto alla pari con il Napoli Roberto è l'unico giocatore viola a disputare tutte le partite. 

Nato come centrocampista, Galbiati è un libero dotato di buona tecnica. E' bravo a fermare gli attaccanti avversari grazie a un ottimo senso della posizione ed è altrettanto bravo nel far ripartire l'azione offensiva. E' un libero moderno che abbina le qualità del difensore a quelle del centrocampista. Ma è anche grintoso, pur essendo molto corretto. E in campo lotta come un leone. I tifosi lo apprezzano. E gli allenatori che ha a Firenze, solo tre ovvero Carosi, De Sisti e Bersellini, si affidano ciecamente a lui per guidare la difesa. Nella stagione del quasi scudetto (1981/82) salta solo la partita casalinga con la Juventus. In quel campionato la Fiorentina subisce soltanto 17 reti ed è la seconda della serie A. E i meriti di Roberto come di tutti gli altri sono notevoli. E' sicuramente il torneo migliore disputato da Galbiati in maglia viola con il grande rammarico dello scudetto sfumato negli ultimi novanta minuti. Quello scudetto che è abituato a vincere chi nasce come lui (il 16 settembre 1957) a Cernusco sul Naviglio in provincia di Milano e fa il libero. Ne conquista sette con la Juve Gaetano Scirea (classe 1953) e uno Roberto Tricella (classe 1959) nel 1984/85 con il Verona con quattro punti di vantaggio sul Torino di Galbiati, entrambi di Cernusco sul Naviglio, chiamato in quegli anni il paese dei liberi. 

Roberto lascia la Fiorentina nell'estate del 1982 perchè la società gigliata acquista Passarella, capitano e libero della nazionale argentina. Va al Torino e poi alla Lazio. Ma ritorna a Firenze quattro anni dopo. E' il luglio del 1986. I Pontello rinunciano alla presidenza, pur tenendo la proprietà del club, e per quel ruolo chiamano Pier Cesare Baretti. Vengono ceduti diversi titolari tra i quali Passarella. E Galbiati ritorna così a sostituire quel giocatore che gli aveva tolto il posto quarantotto mesi prima. Tra l'altro in quella stagione disputa le sue uniche due partite europee in maglia viola. Sono le sfide dei trentaduesimi di finale di Coppa Uefa con il Boavista  che elimina i gigliati ai calci di rigore. Il campionato 1986/87, con Bersellini in panchina, è davvero difficile per la Fiorentina che si salva solo alla penultima giornata, pareggiando 1-1 al San Paolo con il Napoli il giorno in cui la squadra azzurra conquista il suo primo scudetto. Roberto in quel torneo disputa 25 partite su 30, l'ultima a San Siro con l'Inter il 26 aprile 1987 quando la Fiorentina perde per 1-0. Proprio quel giorno, contro la squadra (quella nerazzurra) con cui debutta in serie A a 17 anni, Roberto gioca anche la sua ultima partita nel massimo campionato. A fine stagione passa al Prato in serie C1.

Terminata la carriera di calciatore è di nuovo a più riprese alla Fiorentina come allenatore delle formazioni giovanili. Ma è anche nello staff tecnico della prima squadra. E a tutti ha sempre fatto capire l'importanza di vestire la maglia viola, simbolo di una città che non ha eguali nel mondo e nella quale ha scelto di vivere.


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