Un uomo profondamente devoto, capace di parlare ai potenti e di condurre il proprio gregge: ‘La sua umanità sarà ciò che più ci mancherà’

La morte di Papa Francesco ha lasciato profondo sgomento nella comunità ecclesiastica, nei fedeli e anche in chi non è credente, dato che il Pontefice ha sempre cercato di parlare a tutti.

Padre Bernardo, abate di San Miniato, è intervenuto a Radio Bruno per un ultimo commosso ricordo di Papa Francesco, un pontefice al quale si è sentito legato da un profondo legame spirituale e umano.

Quella di Francesco è stata una morte improvvisa, soprattutto ripensando agli ultimi incontri del Santo Padre con il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance o alla comparsa in San Pietro in occasione della Pasqua: “Credo che sia stato un momento provvidenziale, nonostante tutte le ferite del suo corpo è riuscito a donarsi allo sguardo e alla gioia del popolo raccolto in piazza San Pietro. Questi, se vogliamo, sono stati i due poli della potenza di Francesco, parlare ai potenti per educarli a pace e giustizia, e avere sempre nel cuore il popolo che come suo pastore ha accompagnato senza mai precederlo”.

Papa Francesco è stato un grande appassionato di calcio e di sport: grande tifoso del San Lorenzo e della Nazionale argentina, ha incontrato anche l’ex difensore della Fiorentina Gonzalo Rodriguez.

Il gioco e la buona competizione sono parte integrante della condizione umana, ed essendo stato lui un cuore appassionato dell’umano, non potevano non far parte del suo messaggio. Dello sport ha saputo cogliere il potenziale per la costruzione di una fraternità più giusta e solidale in grado di disinnescare quegli istinti di aggressività ed esclusività che sono alla base della conflittualità piccola e grande” ha detto padre Bernardo.

Nel corso degli anni di pontificato di Francesco sono state diverse le occasioni in cui padre Bernardo ha incontrato il pontefice: e se i giorni degli esercizi spirituali ad Ariccia sono definiti “quasi un sogno” dall’abate, “innumerevoli sono i ricordi, basti pensare a quando, nel giorno del suo anniversario quando gli ho citato una bellissima poesia di Margherita Guidacci su chi riesce a rendere possibile l’impossibile venne da me e faccia a faccia, stringendomi la mano, cominciò a raccontarsi con grande intimità e desiderio di accorciare ogni distanza. Cose che rimangono nel cuore che racconto solo a chi me le chiede, perché da solo non riesco a dirle”.

L’impressione che Francesco dava di sé era che ciò che appariva fuori era ciò che esattamente aveva dentro: “Uno di noi” dice padre Bernardo, aggiungendo che “con noi non intendo la categoria preti, ma umanità. È ciò che ci mancherà di lui, ma sono speranzoso che questo continuerà anche in chi sarà chiamato a succedergli, perché abbiamo bisogno di una chiesa fatta di preti che si sentano, appunto, ‘uno di noi’. Senza dimenticare che non basta essere parroci per essere umani. E lui è stato, direi, un Papa-parroco-umano”.
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