Rifiuti, bivacchi e sporcizia sotto il ponte: un passaggio quotidiano per sportivi e famiglie trasformato in zona grigia. Le segnalazioni si moltiplicano, ma la situazione resta ferma

Sotto il ponte di Varlungo, lato Albereta, il tempo sembra essersi fermato. Non nel senso buono. Tra piloni imbrattati, rifiuti sparsi, resti di bivacchi e cattivi odori, quello che dovrebbe essere un semplice tratto di passaggio lungo l’Arno è diventato un simbolo di degrado urbano. Eppure qui transitano ogni giorno runner, ciclisti, famiglie con passeggini e proprietari di cani, diretti verso uno dei pochi polmoni verdi della zona est di Firenze.

Le immagini circolate sui social raccontano una realtà difficile da ignorare: cartoni, bottiglie, sacchi abbandonati e sporcizia accumulata sotto il ponte, in uno spazio che dovrebbe garantire sicurezza e decoro. «Passo di qui quasi ogni mattina per correre», racconta Luca, residente a Rovezzano. «Negli ultimi mesi la situazione è peggiorata: ti ritrovi a schivare rifiuti e a guardarti intorno più per paura che per goderti la passeggiata».

C’è anche chi evita ormai del tutto la zona. «Prima venivo spesso con i miei figli e il cane», spiega Martina, che abita poco distante. «Adesso cambio strada: non mi sento tranquilla, e non è giusto rinunciare a uno spazio pubblico perché nessuno se ne occupa».

Il problema, denunciano i cittadini, non è nuovo. Secondo quanto riportato anche nei post condivisi online, la situazione sarebbe stata segnalata più volte nel corso dei mesi a diverse autorità competenti, senza che però si sia arrivati a una soluzione concreta. Una frustrazione che traspare chiaramente nei commenti: “Zona abbandonata”, “segnalato mille volte”, “possibile che nessuno intervenga?” sono solo alcune delle frasi che accompagnano le foto pubblicate nei gruppi Facebook di quartiere e nelle pagine dedicate al degrado urbano fiorentino.

Le testimonianze social si sommano, rimbalzano, si rafforzano a vicenda. C’è chi parla di mancanza di controlli, chi chiede più pulizia e illuminazione, chi invoca un presidio costante per evitare che l’area diventi terra di nessuno. «Non servono grandi opere», commenta un utente online, «basterebbe manutenzione regolare e attenzione».

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