Sono trascorsi nove mesi da quel 16 febbraio, giorno in cui il cantiere di Via Mariti, destinato alla costruzione della nuova Esselunga si trasformò in tragedia, costando la vita a cinque operai. In questo lungo periodo, il dolore ha lasciato spazio a dichiarazioni e commemorazioni, ma i passi avanti nella vicenda sono stati pochi.
Firenzedintorni.it ha cercato di fare chiarezza in una situazione che appare sempre più delineata. L’indignazione è grande, soprattutto tra le famiglie delle vittime, che continuano a lottare per ottenere giustizia per i loro cari, supportate da avvocati, associazioni e da cittadini fiorentini profondamente colpiti dal crollo e dalla tragedia.
A scuotere maggiormente i familiari e l’opinione pubblica è l’assenza di indagati per il crollo di Via Mariti. Come abbiamo potuto apprendere, la sorpresa iniziale ha lasciato spazio a un'amara rassegnazione. Basta parlare con i legali delle vittime per percepire il clima di sconforto in cui queste persone vivono da quel 16 febbraio.
La nostra redazione ha tentato di contattare chi sta lavorando per portare giustizia a chi, quel giorno, ha perso una persona cara. Tra loro, Alessandro Taddia, presidente del Taddia Group, un’associazione specializzata in risarcimento per infortuni sul lavoro, che sta seguendo il caso di tre vittime (Taoufik Haidar, Mohamed El Ferhane e Bouzekri Rahimi) insieme ai rispettivi legali. Tuttavia, prevale il silenzio, forse nel tentativo di fare "più rumore" con i fatti piuttosto che con le parole. Come a dire: "Abbiamo già parlato abbastanza, ora è il momento delle azioni concrete."
Nel rispetto delle persone coinvolte, prendiamo atto di questo silenzio. Intanto, i raggi del sole attraversano le macerie del cantiere, e con essi la speranza che un giorno portino chiarezza e giustizia per quei cinque operai che, quel fatidico giorno, persero la vita.
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