Montespertoli non dimentica. A distanza di mesi dall’annuncio shock della chiusura dello stabilimento Navico, torniamo ad occuparci della storica azienda di radaristica che per oltre quarant’anni è stata un presidio d’eccellenza produttiva nel territorio. Lo stabilimento di Montagnana, nel comune di Montespertoli, è ormai destinato a chiudere: la multinazionale, ora in mani norvegesi ma parte del gruppo Brunswick, ha deciso di trasferire tutta la produzione in Messico, lasciando a casa 27 lavoratori. Ma se la proprietà ha fatto le valigie, i dipendenti non lo hanno fatto — e soprattutto non in silenzio.
Un accordo che mitiga ma non risolve
Ad aprile, al tavolo di crisi in Regione Toscana, è stato firmato l’accordo tra sindacati e azienda. Un’intesa che, pur confermando la delocalizzazione, ha evitato il licenziamento secco: da maggio è scattata la cassa integrazione per un anno e, per chi vuole, è previsto un incentivo all’esodo volontario, anche per i lavoratori a tempo determinato.
Nove lavoratori verranno ricollocati all’interno di altre aziende del gruppo, mentre per gli altri è stato previsto un pacchetto di strumenti per il reinserimento nel mondo del lavoro. Navico garantirà un contributo di 16mila euro per gli altri, integrato dalla Regione Toscana fino a 11mila euro aggiuntivi e al 20% della NASpI non riscossa. Per chi è vicino alla pensione (circa sei persone), è previsto l’accompagnamento contributivo fino a cinque anni.
Una battaglia collettiva, un territorio unito
“Rimane l’amarezza per un’azienda altamente specializzata che decide dall’oggi al domani di abbandonare il territorio”, ha dichiarato Stefano Angelini, segretario territoriale della FIOM CGIL, ricordando come dietro all’accordo ci sia stata una mobilitazione capillare che ha coinvolto istituzioni, sindacati, cittadini e soprattutto gli stessi lavoratori. “Siamo arrivati a un’intesa, ma stiamo comunque parlando della chiusura di un’azienda e di lavoro che viene portato via”.
Il ruolo della Regione e del Comune
A sottolineare l’importanza dell’accordo è anche Valerio Fabiani, consigliere per le crisi aziendali del presidente della Regione Giani: “Questa è una delocalizzazione vera e propria, che però non rientra nei parametri del decreto anti-delocalizzazioni solo per una questione numerica. Eppure, siamo riusciti a costruire un’intesa ispirata a quegli stessi principi”. Fabiani ha poi ribadito l’impegno della Regione e del Comune di Montespertoli nel promuovere un piano di reindustrializzazione del sito produttivo, nella speranza che il capannone Navico non resti un vuoto simbolico nel cuore dell’economia locale.
Il Comune in prima linea per il reinserimento
Intanto, il Comune di Montespertoli ha messo in campo tutte le energie possibili per aiutare i lavoratori a trovare nuove opportunità. In collaborazione con la Regione e le agenzie per l’impiego, sta "spacciando" – come dicono con una punta di ironia alcuni lavoratori – i curriculum degli ex dipendenti, proponendoli con determinazione a tutte le imprese del territorio. Un’opera di tessitura continua, fatta anche di relazioni personali, contatti diretti e incontri individuali.
La compattezza come arma vincente
Quello che resta impresso, al di là dei numeri e delle trattative, è la forza del gruppo. I 27 lavoratori non si sono mai lasciati dividere. Fin dall’inizio hanno affrontato la crisi con compattezza, determinazione e dignità. Hanno fatto squadra, si sono sostenuti l’un l’altro e hanno saputo trasformare la rabbia in una battaglia collettiva che ha coinvolto tutto il paese.
“Ci sentiamo ancora traditi, sì – dice uno di loro – ma abbiamo dimostrato che non eravamo solo ‘dipendenti’: eravamo, e siamo, una comunità”.
Fuori dallo stabilimento le bandiere sindacali sventolano ancora. Gli striscioni non sono stati tolti. Una beffa amara, ma anche un promemoria: a Montespertoli, la dignità del lavoro non si delocalizza.
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