I racconti di Lady Viola

E’ cosa abbastanza usuale dare i nomi alle strade facendo riferimento alle attività artigiane che lì vi lavorano ma non tutte perché altre hanno un significato un po’ strampalato. Infatti, niente di più ovvio pensare che nella P.zza dei Giochi, si svolgessero passatempi collettivi, invece non c’era nulla che prevedesse divertimenti, distrazioni, intrattenimenti, neppure un piccolo pallaio, o una panca dove più tardi, nella vicina piazzetta di S.Martino al Vescovo, i cantastorie i cosiddetti “cantambanchi”, sarebbero saliti a decantare gesta cavalleresche.
Si sa che la fantasia popolare molte volte si intrufola nella leggenda tanto da mantenere viva, in quella piazzetta vicino alla casa di Dante, la memoria che il Poeta ancora fanciullo avrebbe giocato assieme ai suoi coetanei. Ma la realtà non parla nè di svaghi nè di passatempi bensì de “i Giuochi”, antica famiglia fiorentina che in quel luogo possedeva delle case.
Così se l’origine de “l’Arco delle Carrozze” in via dei Georgofili, è veritiero perché lì posteggiavano quei veicoli, non si può dire altrettanto che il nome “l ’Arco della Vecchia” (ora Arco di SanPierino) sia dovuto ad una anziana e povera donna che sostava sotto l’arco per ripararsi in tempi invernali e in periodi estivi. Anche qui esisteva una famiglia e precisamente i “Della Vecchia”, proprietari di immobili, però non così ricchi come gli Albizi da possedere il vicino Borgo.
In questo alternarsi di nomi di famiglie e luoghi popolari, non va dimenticato “Il Canto alle rondini” (tra via Verdi e Via Pietrapiana) dove i graziosi passeracei ritornavano puntualmente ogni anno sotto la grondaia amica o il tetto familiare.
In oltrarno, troviamo “Il canto alla Cuculia” tra Via S.Monica e Via de’Serragli e di cui non racconto la storia (chiedo venia) perché non sopporto vedere gli uccelli in gabbia, usanza, in anni non molto lontani, ancora in essere.
Fuori dal centro cittadino, svetta la Torre del Gallo al Pian dei Giullari, sulle colline di Arcetri. Anche questo complesso apparteneva ad una antica famiglia fiorentina,i Gallo, tanto antica che, si dice, già esistesse all’epoca di Carlo Magno .
Per ultimo ma non meno importante, nomino il quartiere periferico delle Cure che era noto per la cura dei tessuti. Il torrente Mugnone che lo attraversava, era l’ideale per gli artigiani, chiamati “curandai” che vi lavavano la canapa e il lino per prepararli alle fasi successive, fino alla tessitura finale.
Ed anche questa settimana spero di averVi regalato spunti interessanti…per me sicuramente!

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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini 
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